Gazzetta di Modena

Modena

Omicidio di Betta: presto il processo

di Carlo Gregori
Omicidio di Betta: presto il processo

La Procura punta a portare il caso in tribunale a gennaio Lo scoglio delle perizie psichiatriche per Armando Canò

2 MINUTI DI LETTURA





Si potrebbe svolgere entro gennaio il processo per omicidio nei confronti di Armando Canò, il 50enne che ha ucciso Bernardetta Fella strangolandola e nascondendola maldestramente in un frigorifero spento nella cantina della casa della vittima, sulla Nazionale per Carpi alla Madonnina. La Procura ha infatti intenzione di arrivare a un giudizio immediato, considerando anche il fatto che Canò ha confessato il delitto, e quindi per legge questo sarà possibile solo se la richiesta sarà fatta entro sei mesi.

L’unico scoglio ora resta quello delle perizie psichiatriche. Il pm Katia Marino l’ha già chiesta al suo consulente e ora la chiede anche la difesa tramite l’avvocato Gianluca Barbiero. In questo caso, si deve considerare che Canò era da tempo in cura al Centro Salute Mentale e quindi esistono su di lui relazioni e altri documenti che possono avere una utilità per stabilire se è in grado (e lo era anche al momento di compiere l’omicidio) di intendere e di volere. Il suo difensore aveva in effetti già chiesto che Canò fosse trasferito in un centro di cure psichiatriche in alternativa alla misura cautelare del carcere, ma la domanda non è stata accolta: Canò è ancora in una cella a Sant’Anna.

Come detto, Canò ha confessato al pm e alla Squadra mobile della polizia di stato. L’ammissione è arrivata solo giorni dopo l’omicidio, quando il cadavere in decomposizione ha attirato l’attenzione del vicinato dello stabile e quindi le forze dell’ordine hanno fatto al macabra scoperta.

In quel momento si è cercato Canò ed è stato trovato a casa di una sua “amica” a Castelfranco. Poco dopo è crollato e ha ammesso di averla strangolata fino alla morte e di averla poi nascosta nel frigorifero in cantina.

Le indagini devono ancora chiarire le esatte circostanze che hanno portato a quell’ultimo incontro fatale per “Betta”, una donna fragile ma autonoma, vicina a quell’uomo con il quale litigava spesso e contro il quale aveva anche sporto segnalazioni e denunce alle forze dell’ordine (denunce ritirate).

All’origine del delitto, secondo Canò c’era la fine della relazione e il tentativo di Betta di arrivare ad una riappacificazione. È una spiegazione credibile. La vittima, inoltre, più di una volta aveva confessato alle amiche di temere per la sua incolumità e più di una volta aveva anche interpellato le forze dell’ordine senza però che la situazione migliorasse. Periodicamente tra lei e Canò scoppiavano liti accese.

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Gazzetta di Modena per le tue notizie su Google