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Lascia il lavoro per aprire un ristorante a Londra

di Camilla Loglisci
Lascia il lavoro per aprire un ristorante a Londra

Marco Gambarelli, 27 anni, in Italia era un agente di commercio poi la “fuga” A marzo ha inaugurato il “Totide”, dove serve specialità emiliane: «Sono felice»

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Si chiama Totide e ha inaugurato il 25 marzo al numero 4 di Chelverton Road. Si tratta del ristorante di cucina emiliana che hanno aperto il 27enne sassolese Marco Gambarelli e l’amico Mattia Daolio a Londra.

Cosa ti ha spinto a prendere la decisione di trasferirti a Londra e aprire un ristorante?

«L’idea di aprire un ristorante nacque esattamente 5 anni fa – dice Marco - e la volontà era di aprirlo in Italia insieme a Mattia, il mio attuale socio e amico di sempre. Nel novembre 2012, per motivi personali, lui decise di trasferirsi a Londra, quindi da qui l’idea è proseguita, anche se con un radicale cambio di location. Abbiamo valutato insieme che le possibilità sia dal punto di vista del bacino di utenza che da quello economico fossero più interessanti».

Com’era la tua vita prima di questa svolta?

«Era più tranquilla, ero un agente di commercio, avevo molto più tempo libero da dedicare a me e ai familiari, però sono ancora convinto che questa possa essere un’ottima opportunità per crescere».

Una volta arrivato a Londra, come ti sei organizzato? Avrai dovuto cercare il posto giusto, occuparti dei permessi e di tutta la burocrazia. Da dove sei partito e quali difficoltà hai incontrato?

«Le difficoltà sono state enormi poiché sono arrivato in un Paese straniero e non parlavo bene la lingua e le leggi sono completamente differenti. La ricerca del locale è stata lunga ed estenuante poiché a Londra la richiesta supera l’offerta e quindi ci siamo trovati diverse volte in “gara” con altri acquirenti perdendo l’opportunità di accaparrarci la sede giusta. Dal punto di vista burocratico diciamo che è abbastanza semplice, si fa quasi tutto online, è tutto chiaro e rispettano i tempi che ti indicano. Per aprire un’azienda qui occorrono 24 ore e il gioco è fatto».

Cos’hai provato il giorno dell’inaugurazione?

«La notte prima non ho chiuso occhio perchè è stata un’emozione indescrivibile. Mi sono commosso più volte, in primis nel vedere che ce l’avevamo fatta, poi anche per tutti i messaggi di auguri e per i fiori che mi sono arrivati dai miei genitori. Ad un tratto si sono aperte le porte e ho dovuto mettere tutte le emozioni da parte per dedicarmi al lavoro. Ricordo ancora che aprimmo alle 5 del pomeriggio e c’era la gente che aspettava fuori dalla porta. È stata una giornata incredibile ed abbiamo fatto il pieno dall’apertura fino oltre mezzanotte».

Il menù principale?

«Rigidamente emiliano perchè vanno per la maggiore i tris di primi, con tortellini alla panna, tortelloni al ragù e lasagne alla bolognese; poi gnocco fritto e per finire il tiramisù».

È cambiato qualcosa dopo Brexit?

«Per ora no e credo siamo in una fase ancora abbastanza caotica; l’unica vera differenza, in negativo, che abbiamo dovuto affrontare è il calo del valore della sterlina, per il resto non vi sono stati grossi cambiamenti».

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