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Sicurezza, un altro patto per la città

Sicurezza, un altro patto per la città

Siglato il rinnovo per l’accordo nato già nel 1998. Nuovi fondi a videosorveglianza, forze dell’ordine e aiuto alle vittime

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Un documento che rinnova l’impegno del governo per Modena sul piano della sicurezza ampliando la dotazione finanziaria per progetti specifici.

Ma non si è parlato di cifre ieri con il viceministro dell’Interno Filippo Bubbico, in visita a Modena per firmare il “Patto per Modena sicura” alla presenza di tutte le autorità civili e militari. L’accordo rinnova un’impegno nato nel 1998, dopo una serie di proteste che portarono la nostra città a diventare un caso nazionale. A quel tempo il sindaco Barbolini e Giorgio Napolitano, allora responsabile del Viminale, gettarono le basi per la prima intesa. Oggi a Roma si sono persuasi che la politica del buon vicinato con gli enti locali più collaborativi, in tema di sicurezza, può essere una buona carta da giocare con gli enti locali riottosi sugli immigrati.

Inutile negarlo: anche se il prefetto Di Bari è stato un buon anfitrione nel magnificare le virtù della collaborazione istituzionale a Modena, il tasto dei profughi è dolente.

Il rappresentante del governo ha sottolineato gli oltre mille già accolti, la metà solo a Modena, in 141 appartamenti e 9 strutture collettive in tutta la provincia. Ma Muzzarelli ha ribadito l’altolà espresso dalla conferenza dei sindaci. Il bando due volte deserto per 300 posti, e ripresentato per la terza volta, è stata la miccia.

Quello che non aveva destato scandalo un anno fa oggi, nella nostra provincia, anche tra i sindaci Pd dopo le ultime elezioni, diventa la spia di un malessere diffuso: «A Rimini, Forlì e Cesena gli immigrati accolti sono pochissimi. Ognuno deve fare la sua parte» hanno detto. «Il calo dei reati - ha detto Muzzarelli - non dice tutto. Siamo al limite di tenuta, la sicurezza è un tutt’uno con la democrazia».

Bubbico ha promesso interessamento e attenzione, anticipando una revisione nazionale dei criteri di gestione dei profughi che, pare di capire, saranno più restrittivi.

Ora bisognerà vedere come si tradurranno i fondi a Modena. Il documento parla di soprattutto di videosorveglianza. Si da quello per verificare targhe e transiti in accordo con il Viminale oltre al potenziamento di quelle della rete del Comune. E poi ancora: mappatura e condivisione dei dati, cabina di regia sull’ordine pubblico, facoltà al prefetto di chiedere al Governo quote di poliziotti e carabinieri tratte dai contingenti di rinforzo per iniziative mirate. Infine la cosiddetta “sicurezza partecipata”, ovvero la cooperazione dei cittadini che si muovono da soli. I gruppi di vicini che si allertano con i cellulari nei gruppi chiusi grazie a “What’s up”, sono già partiti.

Saverio Cioce

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