Gazzetta di Modena

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Gm2016 a Cracovia col Papa, il racconto degli 800 modenesi

di Federico Covili
Gm2016 a Cracovia col Papa, il racconto degli 800 modenesi

Parla don Stefano Violi, responsabile della pastorale giovanile della Diocesi: «Spero di rivedere la stessa gioia anche a casa. Troviamo la forza di accogliere»

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CRACOVIA. È arrivato il momento della grande festa per i giovani pellegrini di tutto il mondo. Secondo le stime, per la veglia con Papa Francesco, il Campus Misericoriae di Cracovia si riempirà di un milione e mezzo di persone. E fra queste anche i 771 modenesi che hanno vissuto insieme in questi giorni. Venerdì sera i pellegrini hanno salutato le famiglie ospitanti, ancora una volta calorose e accoglienti con i loro falò di saluto e lo scambio di regali. Alle 6.30 di sabato la Messa e la partenza verso la periferia di Cracovia.

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Dodici i chilometri percorsi a piedi per arrivare nella gigantesca spianata dove si è aspettato l'arrivo del papa. Le ore sono trascorse sotto un sole cocente, combattuto dai ragazzi con tende fai da te e ripari di fortuna. Ingente lo spiegamento di forze che, fra polizia, esercito e volontari, ha visto coinvolte migliaia di persone per garantire il corretto svolgimento della manifestazione.

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E a partire dalle 19 la grande veglia che, fra canti e preghiere, è andata avanti tutta la notte. Stamattina, domenica, la conclusione con la Messa, poi tutti di nuovo in viaggio per raggiungere i pullman e la strada di casa. Una grande manifestazione che ha coinvolto la Chiesa di tutto il mondo. E che rappresenta anche il coronamento dell'ultimo anno di pastorale giovanile di Modena. Abbiamo parlato con il suo responsabile don Stefano Violi.

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Queste due settimane di Gmg sono ormai terminate: che bilancio possiamo fare?

«Sono state due settimane straordinarie per la comunione tra i ragazzi di Modena. Una meta condivisa ha fatto conoscere tante persone che, scoprendo di camminare insieme, sono diventate amiche. Possono nascere belle relazioni capaci di coinvolgere tutta la diocesi, dalla bassa alla montagna. L'immagine che ho in mente è quella di una rete o di un ponte, in un mondo in cui tutti i ponti oggi tendono ad essere levatoi».

Un messaggio importante anche per l’Europa e per il mondo.

«In questi giorni abbiamo visto una dimostrazione di quello che può essere l'Europa, in un'unità che non appiattisce le identità. I ragazzi girano per le strade orgogliosi delle loro bandiere e delle loro radici. Ma sono radici che aprono all'incontro. Laddove i governanti si guardano in cagnesco i giovani si abbracciano. I nostri ragazzi hanno vinto la paura degli adulti e vincere la paura significa mettere in scacco il terrorismo».

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Lei ha già vissuto diverse esperienze di Gmg: qual è la cosa che in generale la stupisce di più?

«La costante è lo stupore e la bellezza di trovarsi insieme. La figura di Gesù continua ad affascinare. Qui si vede l'eterna giovinezza della Chiesa, una Chiesa che a volte sembra decrepita ma che è spesso due passi avanti rispetto al mondo».

Quale immagine si porterà a casa da questi giorni?

«Penso a due immagini. La prima è don Erio, vescovo per noi e pellegrino con noi. È stato insieme i ragazzi in pullman, nei momenti di preghiera e in quelli di gioco, anche sotto la pioggia di giovedì. La seconda immagine è Padre Kolbe, riletto alla luce dell'Isis e dei fatti di questi giorni. Non ha avuto paura di morire. È l'emblema del cristiano davanti al terrore: non si lascia vincere dall’odio e, anche nell'inferno, trova la possibilità di donare la vita».

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Che conseguenze avrà la Gmg a Modena? Che idee metterete in campo come pastorale giovanile?

«L'impegno che dobbiamo prenderci tutti è portare nella vita quotidiana questa straordinarietà, fare sì che l’entusiasmo di questi giorni diventi fermento per raggiungere tanti altri giovani. Ci vorrebbe una Gmg perenne anche a Modena, in cui parrocchie e movimenti abbiano la forza di incontrarsi e aprire le porte. Vorrei che anche le strade di Modena fossero inondate dalla gioia di questi giovani. La gioia di chi sfida la paura sorridendo».

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