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«In stazione curve da rally, vandali e casse col trucco»

«In stazione curve da rally, vandali e casse col trucco»

Castelfranco. Dopo i lavori scattano polemiche su ciclabile, parcheggi e disservizi Schiavi: «In bici si rischia di cadere, biglietti introvabili e panchine vista asfalto»

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CASTELFRANCO. I tanto attesi, e “pubblicizzati”, lavori attorno alla stazione dei treni sollevano già diverse polemiche dagli utenti. Una serie di “difetti di progettazione” e disservizi che non facilitano la vita di chi ogni giorno deve usufruire del trasporto di Trenitalia o Seta.

A fare le pagelle alla viabilità e alle strutture che sono state realizzate attorno alla stazione è Alberto Schiavi di Italia Nostra, che già in passato aveva raccolto firme tramite il comitato Utenti stazione per apportare migliorie significative alla struttura.

«Arrivo in stazione percorrendo - racconta - la nuova pista ciclabile da poco realizzata sul lato ovest dell’enorme spiazzo asfaltato che funge da parcheggio per le auto. Noto subito alcune cose: il parcheggio è una landa desolata e surriscaldata senza un albero. Ma non c’è una legge regionale che obbliga a piantumare i parcheggi nella misura di un albero ogni tot posti auto? Non vale a Castelfranco? Siamo esonerati?»

Schiavi prosegue il suo tour puntando la lente di ingrandimento sulle «pretenziose panchine con sedute in legno, da poco posate lungo il percorso ciclabile. Sono tutte rivolte verso il “parcheggio-landa” e ignorano il rigoglioso verde retrostante, le avrà così volute un feroce appassionato di automobili - scherza -. La ciclabile nella prima parte del percorso è ben fatta e di larghezza adeguata, ma ad un tratto, la pista fa una curva a sinistra di 90 gradi, rischio di cascare a terra: ma i raggi minimi di curvatura non devono essere coerenti con la velocità di progetto?».

Ma le difficoltà evidenziate da Schiavi aumentano in zona stazione dove «devo parcheggiare e legare (bene, molto bene) la bici. Qui le alternative sono ben quattro: il nuovo portabici appena installato in un punto non visibile, non raggiunto dalla ciclabile e ben isolato e lontano dall’edificio della stazione (infatti quasi nessuno lo usa); il vecchio e malmesso portabici; il bici park provvisorio ricavato nell’erbosa aiuola centrale tra le corsie delle auto e dei bus (un capolavoro di sicurezza) oppure il vecchio e molto malmesso parcheggio lungo via Marconi. Decido di ancorare il mezzo ad un solido palo della luce e mi avvio alla biglietteria. Gli orari dei bus sono quasi illeggibili e imbrattati dai vandali. Anche la biglietteria è chiusa. Se volessi prendere il treno potrei però utilizzare una delle due nuovissime biglietterie automatiche poste sul primo binario: a patto di avere i soldi contati al centesimo o di essere disposto a pagare una congrua sovrattassa, come ben mi spiega l’amico albanese che è appena rimasto fregato dall’italica organizzazione dei trasporti e che in uno slancio di generosità ha appiccicato un efficace cartello di avvertimento: “No da resto”. Buon viaggio con Trenitalia e Seta».

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