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La rocca millenaria di Spezzano che veglia dall’alto le terre dei motori

di Maria Vittoria Melchioni
La rocca millenaria di Spezzano che veglia dall’alto le terre dei motori

Il castello di Spezzano da semplice fortificazione a centro sociale e commerciale della comunità

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Con la sua eleganza domina dall'alto la terra dei motori dall'XI secolo. Il castello di Spezzano ha una storia affascinante e ricca che inizia ufficialmente nel 1225 con la prima citazione in una rubrica degli “Statuti del Comune di Modena”, in riferimento ad un sistema difensivo che controllava la via Claudia, l'antica strada pedemontana, assieme ad altri fortilizi come quello di Rocca Santa Maria, di Fogliano, di Nirano, di Torre delle Oche e Fiorano. In epoca basso medievale era di proprietà dei Signori Da Spezzano e dei Da Castello. Appariva come una costruzione dalla forma semplice e funzionale con una cinta di mura fortificate, il mastio, le torri (necessarie per l'avvistamento e per le comunicazioni a vista), il pozzo, le case dei castellani e dei grandi magazzini dove stivare il grano e tutti gli altri prodotti dei raccolti delle terre circostanti. Attorno al 1300 il complesso venne dotato di fossato e ponte levatoio. La struttura così fortificata svolse fino al XV secolo la funzione di luogo di difesa e rifugio per la popolazione e riuscì, soprattutto durante le guerre del '300, a resistere ad attacchi ed assedi tra i quali si ricorda quello del 1355, durante il quale le truppe estensi non riuscirono ad espugnarlo e a prenderlo alla famiglia Visconti che ne deteneva il dominio. Cosa che accadde poi in seguito e nel 1395 il marchese Alberto d'Este concesse in feudo il castello a Marco Pio di Savoia, già signore di Carpi, la cui famiglia trasformò il castello in palazzo signorile e centro politico, amministrativo e giuridico, facendo perdere alla struttura le caratteristiche del fortilizio medioevale. Ed è proprio sulle mura (complice il sisma del 1501 che devastò in gran parte l'edificio) che, nel 1529, iniziarono a costruire il palazzo per volere di Enea Pio. Tra il 1595 e il 1596, Marco III Pio fa dipingere i luoghi salienti del proprio dominio: una sequenza di 56 vedute che arriva a proporre gli angoli più minuti del suo feudo, composto dai possedimenti modenesi e da quelli in Sabina, ricevuti, nel 1595, come debito dotale della moglie Clelia Farnese, sposata a Palazzo Farnese a Caprarola in provincia di Viterbo nel 1587. L'opera, nota come “la sala delle vedute” porta la firma di Cesare Baglione, pittore di corte dei Farnese, ed esponente del manierismo bolognese. Il ciclo di affreschi, a carattere geo iconografico e paesistico, si concludeva nella volta della sala con la raffigurazione di una donna incoronata, personificazione della Pietas, recante lo scudo inquartato dei Pio e il motto “Pia Soboles”, la dinastia Pia. Con la morte di quest'ultimo signore dei Pio nel 1599, il feudo tornò agli Este che nel 1629 lo assegnarono ai marchesi Coccapani. Il castello divenne il luogo per le riunioni della Comunità che avvenivano nella camera detta “della Ragione” dove si riuniva il Consiglio alla presenza del podestà per eleggere i reggenti ed ufficiali del Comune e per trattare gli affari della comunità spezzanese. All'interno del castello vi era anche un tribunale o Pretorio, dove il podestà amministrava la giustizia e, a fianco, le stanze adibite a residenza del giusdicente. Naturalmente, dove c'era un tribunale, c'erano anche le prigioni, quattro per la precisione e dislocate nel fondo delle due torri, nel lato meridionale ed all'interno dell'abitazione del podestà.

Il maniero svolgeva anche una funzione di aggregazione per il mondo economico-agricolo e commerciale del paese e nel '700, viene spesso menzionato il “pavaglione”, cioè il mercato dei “follicelli” o bachi da seta. Nell'Ottocento il castello divenne la dimora estiva dei marchesi Coccapani Imperiali e tra il 1862 e il 1890 fu soggetto a numerosi lavori di ampliamento e di restauro. Alla fine dell'Ottocento il castello giunse in eredità ai conti Pignatti Morano e nel 1982 venne definitivamente acquistato dal Comune di Fiorano che ne curò un ulteriore restauro che ha messo in risalto la struttura maestosa sottolineata dal portico rinascimentale e dal giardino romantico. Al piano nobile, la Galleria delle Battaglie illustra nei suoi affreschi le imprese guerriere di Alfonso I d'Este, mentre le sale cinquecentesche ospitano il Museo della Ceramica.

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