Ma in Consiglio il confronto salta
Minoranza chiede di sapere. Silvestri: «Non c’è niente da dibattere», poi accusa
SAN FELICE. Chi si aspettava un confronto di chiarimento sul rinvio a giudizio di sindaco e tecnico comunale è rimasto deluso.
Uno dei due gruppi di minoranza aveva infatti presentato una interpellanza, per chiedere a Silvestri“una doverosa informazione ai suoi cittadini”, perchè spiegasse le ragioni per cui ha dichiarato di essere innocente, i costi del processo che sosterrà il Comune e le diverse posizioni assunte da organi politici parlamentari, con versioni “pirandelliane della verità, ognuno con la propria”.
Ma, dopo la lettura della interpellanza, Silvestri ha chiuso immediatamente il dibattito. Leggendo un testo di interpretazione restrittiva di norme, regolamenti comunali e legge sulla trasparenza, ha scandito che «l’interpellanza non può essere discussa in consiglio comunale». Tra l’altro per Silvestri l’interpellanza «si riferisce a procedimenti giudiziari ai quali i consiglieri non hanno diritto di accesso».
«Non possono essere oggetto di interpellanza i fatti che toccano la sfera personale dei cittadini... pertanto non seguirà il dibattito, perchè non c’è niente da dibattere», ha troncato.
Poi, leggendo uno scritto, ha ripetuto le posizioni già espresse a grandi linee all’indomani del rinvio a giudizio: «L’amministrazione ha sempre sostenuto che la revisione (del documento del 23) è avvenuta prima del 29, il 25 maggio». Ha aggiunto che l’amministrazione ha fornito al giudice «documenti ed elaborati tecnici» che «dimostrano la correttezza dell’operato dell’amministrazione...».
Il riferimento è alla famosa e controversaconsulenza di parte con cui si asserisce che in un computer c’è traccia del documento “revisionato” ascrivibile al 25. Di qui la deduzione che quella traccia si diventata il documento effettivo poi distribuito dal 26 maggio ai tecnici, di cui invece oggi mancano i riscontri (come sul sito internet).
« Di questo si discuterà nella sede naturale del dibattimento, che è davanti al giudice», ha concluso il sindaco dicendo di essere «dispiaciuto del rinvio a giudizio. Ma sia io che l’ingegner Castellazzi siamo sereni, fiduciosi e convinti di poter dimostrare la nostra innocenza».
Poi il sindaco ha spento i microfoni e si è rivolto con parole dure ai consiglieri di minoranza. Nè è nato un parapiglia verbale e la domanda se si trattasse di una minaccia. Ma, avendo spento la registrazione, non ne è rimasta traccia.
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