Modena, è guerra sui medici in ambulanza
La Regione autorizza i mezzi del 118 a intervenire senza, gli Ordini dicono no: devono essere presenti per valutare di persona le condizioni dei pazienti e non per telefono per evitare conseguenze legali
MODENA. Ambulanze del 118 pronte per le emergenze, ma solo con infermieri e senza medici? La contrapposizione tra Ausl e Regione da una parte e Ordine dei Medici dall’altra non può essere più netta. E mentre un medico modenese (il primo della serie) è stato sospeso dall’Ordine di Bologna per aver disposto con un ordine di servizio l’uscita di ambulanze senza medici a bordo, la presa di posizione dei medici dell’Emilia Romagna non lascia spazio a dubbi.
«Gli atti medici non possono essere affidati ad infermieri e di fronte a ogni malato in condizioni critiche, o potenzialmente tali, deve essere attivato il medico che deve essere presente di persona per valutare con una sua diagnosi il da farsi». Questa, in buona sostanza, la posizione degli Ordini dei Medici che in un documento approvato nei giorni scorsi hanno elaborato le loro proposte e inviato il materiale al ministro della Salute, Beatrice Lorenzin.
Dal canto suo l’assessorato regionale alla Sanità, Sergio Venturi, in aprile era corso ai ripari per tamponare le conseguenze innescate dagli esposti del sindacato Snami, nell’autunno 2015, in cui denunciavano le “ambulanze senza medici” in cui gli infermieri effettuavano diagnosi e somministravano farmaci.
Il risultato è stata una raffica di sospensioni di nove sanitari ad opera dell’Ordine dei Medici di Bologna per l’intervento del suo presidente, Giancarlo Pizza. Di qui le linee- guida emanate dall’assessore alla Sanità, Venturi, che ribadivano la regolarità delle ambulanze senza medici.
Ma il caso era ormai scoppiato.
«Non è pensabile lavorare in queste condizioni - argomentava in sintesi lo Snami - Troppe volte i famigliari dei malati, in caso di esito infausto con il decesso del congiunto, denunciano i soccorritori che a loro volta coinvolgono il medico di turno che è a chilometri di distanza». Insomma diagnosi e prognosi telefoniche che esponevano i camici bianchi a denunce giudiziarie e senza alcuna colpa.
Naturalmente i primi a prendere le difese delle “ambulanze senza medici” sono stati altri medici, favorevoli alla nuova organizzazione. Questi ultimi hanno dimostrato, cifre alla mano, la diminuzione delle vittime in caso di infarti o ictus. «In questi casi - questo il loro ragionamento - la velocità è il parametro più importante per la salvezza o la riduzione dei danni. Se sull’ambulanza ci sono, come ci sono, infermieri superspecializzati, preparati apposta per queste emergenze. Il 90% del loro operato è obbligatorio ed è di loro competenza: dobbiamo sacrificare i pazienti per una questione legale?». Ora gli Ordini dei Medici in tutta l’Emilia Romagna sono compatti nel respingere le linee guida dell’assessore Venturi e chiedono l’intervento del ministero e del Parlamento.
«Niente diagnosi telefoniche - dicono i sanitari - anche se è stata eliminata la somministrazione autonoma di farmaci anestesiologici e la sedazione e intubazione oro-tracheale senza il contatto preventivo del medico, questo non deve però legittimare la predisposizione di procedure operative che autorizzino l’infermiere ad eseguire manovre salvavita in un contesto che non rispetta i parametri delle leggi vigenti».
Stile burocratico ma messaggio chiaro. I medici, pare di capire, non devono essere ostaggi di malintesi telefonici e la Regione deve assumerne di più per non lasciare sguarnite le ambulanze del 118.
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