Modena: il pm, il falsario e Marta Marzotto
Quando la contessa venne convocata in Procura per valutare opere di Guttuso
MODENA. La scomparsa di Marta Marzotto ha colpito anche i tanti modenesi che l'avevano conosciuta, non solo come stilista (firmò due linee di moda "Marta da legare" e "Martissima" per l'allora MbM in via de’ Gavasseti di Gino Manzini), ma anche come perito per una expertise di opere d'arte, in particolare quelle di Renato Guttuso, del quale era stata modella e musa. Una storia, questa, che va raccontata dall’inizio, da quando l'allora sostituto procuratore della Repubblica Giuseppe Tibis convocò Marta Marzotto al terzo piano del Palazzo di Giustizia modenese.
Correva l’anno 1987 (Guttuso era da poco scomparso) quando la polizia sequestrò quaranta litografie contraffatte del grande artista. Insieme a opere di De Chirico (addirittura 1800), di Tamburi (1700) e di altri, erano state sequestrate nel laboratorio di Giorgio Sala. Secondo una prima stima, il materiale contraffatto avrebbe potuto rendere molti miliardi di lire. Un personaggio, Sala, che falsificava di tutto, oltre ad essere uno dei più abili litografi del mondo. Talmente bravo che gli esperti chiamati a valutare le litografie sequestrate nel blitz, non seppero certificare con certezza quale fosse la litografia madre dalla quale erano stati ricavati i falsi. Persino Fabio Carapezza, figlio adottivo di Renato Guttuso, convocato dal pm Tibis, seppe stabilire al di là di ogni dubbio quale era l’opera originale.
A quel punto il magistrato fece l’ulteriore passo che portò a Modena, in procura, Marta Marzotto. Una fredda mattina di 29 anni fa, l’arrivo della contessa Marzotto in corso Canalgrande creò non poco scompiglio per la consistente presenza di giornalisti, fotografi, telecamere e tanti, tanti curiosi.
Come finì il riconoscimento delle opere di Guttuso da parte di Marta Marzotto? Come sopra: qualche dubbio, nessuna certezza. Insomma, Giorgio Sala era stato così abile da mettere in imbarazzo anche chi avrebbe dovuto distinguere il vero Guttuso dal falso Guttuso.
Il litografo modenese venne in ogni modo arrestato e incarcerato, ma di lì a un lustro scarso, tornato in libertà, fece parlare e scrivere di sè ancora una volta e la vicenda finì come quella dei falsi Guttuso. Senonchè questa volta ad essere messi in scacco furono addirittura gli agenti della Fbi. Quella volta correva l’anno 1990. Giorgio Sala venne arrestato a Milano assieme ad altri complici mentre stava per immettere sul mercato dollari falsificati per oltre 23 miliardi di vecchie lire. Nemmeno l’Fbi seppe distinguere tra dollari veri e dollari falsi, tanto che per identificarli si dovette attendere l’invio da parte della Federal Reserve dei numeri di serie delle banconote stampate dalla banca centrale Usa.
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