Strage, il ricordo di Tino e Carla è ancora tra noi
Anche il carpigiano Umberto Lugli, detto “Tino”, era in stazione a Bologna, trentasei anni fa quando, alle 10.25 del 2 agosto, una bomba a tempo contenuta in una valigia abbandonata esplose nella...
Anche il carpigiano Umberto Lugli, detto “Tino”, era in stazione a Bologna, trentasei anni fa quando, alle 10.25 del 2 agosto, una bomba a tempo contenuta in una valigia abbandonata esplose nella sala d'aspetto di seconda classe, causando ottantacinque morti (dei quali la vittima più piccola aveva soli tre anni) e duecento feriti. Nella mattinata di ieri, il vicesindaco Simone Morelli, in occasione dell’anniversario della strage, si è recato presso il Cimitero urbano sulla tomba di “Tino”, morto a 38 anni mentre era in stazione con la fidanzata, Carla Gozzi, allora 36enne di Concordia, deceduta anch’ella nell’esplosione. Accanto al vicesindaco, il fratello di Umberto, Carlo Alberto Lugli che ha deposto un cesto floreale, raccogliendosi in preghiera. «Lo accompagnai davanti alla stazione poco prima delle 10 – ricorda – dopodiché tornai subito a Carpi per recarmi al lavoro nel nostro negozio in corso Alberto Pio, sotto il portico. Arrivai alle 10.30: dopo tre quarti d’ora, giusto il tempo di tornare da Bologna. Avevo appena aperto il punto vendita quando mia madre, che era a fare la spesa nella vicina macelleria, sentì che alcune persone riferivano di una notizia passata in radio e in televisione: era successo qualcosa alla stazione di Bologna, era esplosa una caldaia. Venne subito in negozio. Scoppiata una caldaia in agosto? Assurdo, mi dissi. Tornai a casa verso le 11.15 e appresi dal notiziario che la stazione si era sollevata e crollata. Non esistevano i telefonini, avrei dovuto rimanere incollato al telefono ad attendere una chiamata, perciò partii subito per Bologna alla volta dell’Ospedale Maggiore dove cominciai ad aspettare l’arrivo dei feriti. In quell’elenco non figurava il nome di Umberto. Andai in obitorio e lo riconobbi...». La fidanzata di Tino, invece, morì durante il percorso in ambulanza e fu trasportata allospedale Sant’Orsola.
Carlo Alberto fa parte dell’“Associazione famigliari delle vittime della strage alla stazione di Bologna del 2 agosto 1980”, costituitasi il 1° giugno del 1981 con lo scopo statutario di “ottenere con tutte le iniziative possibili la giustizia dovuta”. «Non abbiamo mai smesso di lottare – ha spiegato – ma il cammino verso la giustizia è stato molto faticoso: due condannati sono già usciti di prigione, molte cose sono ancora da chiarire, specie sui mandanti». (v.c.)
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