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Il lambrusco antidoto contro l’"invasione"

di PARIDE RABITTI *
Il lambrusco antidoto contro l’"invasione"

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Camillo Langone uomo di cultura, giornalista, intenditore d'arte, della buona tavola e del buon vino, esperto di religione nato a Potenza da tempo vive in Emilia e si è convertito al Lambrusco folgorato sulla via di Sorbara, non trova pace se non convince il prossimo della superiorità del suo vitigno prediletto,
A giugno è stato pubblicato il suo nuovo libro che guarda caso si intitola: Pensieri del lambrusco. Contro l'invasione.
Facile pensare che l'invasione che teme Lagnone sia quella dei clandestini, dei richiedenti asilo che sbarcano dai barconi quotidianamente, forse anche quelli ma l'invasione che vede Camillo è molto più ampia, sono tutte quelle che vengono comunemente chiamate nuove mode di importazione, quelle tendenze oggi predominanti che non fanno parte della nostra cultura e tradizione tutti quei termini anglofoni-aziendali che vanno via via sostituendo la nostra lingua italiana rendendola un dialetto nazionale, pensiamo a tutti i termini usati dal nostro stesso governo, espressioni come: Jobs act, spending review, la Marina Militare italiana ha lanciato la campagna di reclutamento che recita: "Be Cool and Join the Navy".
Nel Lambrusco Camillo trova un rifugio non nel senso di mare nostrum dove naufragare i propri dispiaceri annebbiando la mente e bevendo per dimenticare, un antidoto contro il logorio della vita moderna ma come coadiuvante per pensare e scrivere, come rifugio e consolazione ma sopratutto come antidoto all'invasione, "Vidi la patria invasa e mi rifugiai nel lambrusco" infatti sostiene che il Lambrusco sia l'unico vitigno autoctono che deriva dalla vite selvatica più antica del mondo, è nato qui, è il vino più italiano che ci sia, individuando in esso l'aborigena ancora di salvezza per preservare la coerenza delle proprie origini, la dignità dei gesti dei nostri nonni quelli che hanno costruito Venezia.
Il Lambrusco come metafora dell'Italia che cambia, un catalogo politicamente scorretto contro l'invasione straniera, salviamoci annaffiando le nostre radici col Lambrusco.
Alla fine del libro ci sono i ringraziamenti tra le persone ringraziate spiccano molti produttori di lambrusco tra cui Sandro Cavicchioli, Anselmo Chiarli, Alberto Salvadori, Alberto Paltrinieri, "I cui lambruschi mi hanno aiutato a pensare e a scrivere".
* Il Lambruscologo

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