Gazzetta di Modena

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IL GIORNALISTA CARPIGIANO LASCIA “ZAPPING”

Ruggero Po lascia la Rai e scrive la storia della radio

Ruggero Po lascia la Rai e scrive la storia della radio

«Sono stato fedele in amore, ma altrettanto irrequieto nel lavoro, passando da Radio Bruno a Modena Radio City, da Trc a Radio Capo d'Istria: mi è sempre piaciuto cambiare, tant’è che dopo 25 anni in...

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«Sono stato fedele in amore, ma altrettanto irrequieto nel lavoro, passando da Radio Bruno a Modena Radio City, da Trc a Radio Capo d'Istria: mi è sempre piaciuto cambiare, tant’è che dopo 25 anni in Rai cambio ancora. Mi stanco, c’è poco da fare».

Il carpigiano Ruggero Po, giornalista radiofonico residente a Roma, conferma la sua irrequietezza dando un’ulteriore svolta alla sua carriera: da pochi giorni ha terminato la conduzione di “Zapping” per aprire un nuovo capitolo della sua vita. In tutti i sensi: si appresta, infatti, a scrivere non un’autobiografia perché, dice, «non credo a nessuno interessi la vita di Ruggero Po», ma un racconto, tramite la sua esperienza, su come è cambiato il mezzo radiofonico.

«Mi ritengo una persona discretamente dotata, ma al liceo ero un somaro: sapevo che volevo fare la radio e studiavo solo le materie che mi interessavano, pochissime. Quando ho cominciato a Radio Capo d'Istria, nel periodo di Natale, ero in quarta liceo scientifico e ho smesso totalmente di studiare. Risultato: sono stato bocciato. Ho rifatto la quarta e sono andato in quinta, ma continuavo a registrare programmi. Risultato: ho rifatto anche la quinta. Gli insegnanti mi giudicavano, ma vorrei capissero che si può avere una vita felice anche senza la loro “bolla papale”. Il professor Ottorino Savani fu l’unico a riconoscere in me un potenziale. Con tutti gli altri professori sono ancora incarognito (ride, ndr)».

Perché la radio e non la carta?

«Scrivo bene ma siccome la radio mi piace (mi autodefinisco “nativo radiofonico”), mi è sempre venuta bene e ho avuto riscontri positivi, perché avrei dovuto fare altro? Non sono abituato ad avere a che fare con le immagini, mentre amo lavorare con la voce, giocare sull’espressività delle parole». Rammarichi o occasioni perdute?

«Nulla di questo. Ho avuto più di quel che la vita sembrava avermi riservato: ci mancherebbe che mi rammaricassi. Mi è andata fin troppo bene. Su Facebook siamo tutti giornalisti? Le cose che oggi molti scrivono sul social sono quelle che, una volta, si dicevano al bar o in ufficio, con la differenza che le sentivano pochi.

Oggi è talmente semplice accedere a Facebook, che ognuno scrive la sua e, fin qui, andrebbe tutto bene: è democratico. Quel che credo sia pericoloso è che alcuni scrivono bufale per destabilizzare, per seminare zizzania e alimentare i populismi: diffondendo la bugia, la non verità. Così le menzogne diventano virali e fanno controinformazione». (v.c.)

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