Bper fiduciosa: «Cet1, esame superato»
Vandelli, amministratore delegato: «Nonostante tutto bene la patrimonializzazione e l’utile netto. Crediti, stabili sul 2015»
Un utile netto «soddisfacente» e una solidità patrimoniale «tra i vertici in Italia e in Europa». È la sintesi dei risultati consolidati di Bper Banca.
Il Consiglio di amministrazione del gruppo bancario si è riunito ieri sera per discuterli e approvarli. C’è un aspetto che risalta subito all’occhio. È un termine che gli esperti definiscono come “Cet1 ratio”, acronimo di “Common equity tier” (ordine di equità comune).
Nel settore è visto come il termometro della solidità di un istituto di credito. Nel bilancio consolidato ha raggiunto il 14,49%. Nel cosiddetto “fully phased” il valore è pari al 14,13%. Un segnale salutato con positività da Alessandro Vandelli, amministratore delegato di Bper Banca.
«Il semestre appena concluso rappresenta una tappa fondamentale per il futuro del gruppo perché, per la prima volta, dopo diversi anni d’intenso lavoro, possiamo utilizzare i nostri modelli interni ai fini della misurazione dei requisiti patrimoniali relativi ai rischi di credito (‘Airb’), in conseguenza della validazione ricevuta dalla Banca Centrale Europea».
Il meccanismo di supervisione singola (single supervisory mechanism in inglese) è stato infatti validato per la prima volta il 24 giugno da parte della Bce, l’organismo centrale comunitario.
Le parole utilizzate nel corso della presentazione da Vandelli hanno lasciato trasparire una ventata d’ottimismo.
I risultai in merito al Cet1, infatti, sembrano tenere sul lungo periodo. La Bce ha condotto “stress test” in scenari macroeconomici penalizzanti anche per il 2018. In tale ambiente il valore registrato dal Gruppo resta tra i più elevati non semplicemente nel nostro Paese, ma anche tra gli istituti bancari comunitari.
C’è poi un altro indicatore più “classico” ed è l’utile netto.
Nel primo semestre del 2016 s’è attestato intorno ai 64,7 milioni di euro. Nello stesso periodo del 2015 era stato di quasi dieci milioni più elevato (73,2 milioni di euro). Esiste un motivo di preoccupazione? No, secondo l’istituto.
Dalla Bper hanno spiegato che il contesto di mercato e i tassi sono stati particolarmente sfavorevoli quest’anno. Un segnale negativo più di quanto non fosse stato nel 2015.
Ecco che tale valore di redditività è considerato «soddisfacente» dallo stesso Vandelli.
L’ad ha voluto rimarcare che «è stato realizzato in un contesto particolarmente sfavorevole per le costanti turbolenze sui mercati finanziari e per livelli di tassi di interesse in continua diminuzione e ormai strutturalmente sottozero».
Il dedalo di cifre ne contiene molte altre. Ci sono gli impieghi netti, su cui si registra un incremento dello 0,7% dalla fine dello scorso anno. E questo è un indicatore dell’attività di finanziamento della clientela.
I crediti si registrano stabili rispetto alla fine del 2015 e sul trimestre precedente. Tuttavia, in tal senso c’è un -2,2% rispetto alla progressione anno su anno.
I costi di gestione aumentano dell’1,9%, salendo a 639,7 milioni di euro. il capitolo più importante è “spese per il personale”, che ammontano a 398,2 milioni di euro (+0,5%).
La raccolta indiretta dai clienti è pari a 31,7 miliardi, con un aumento del 4,3% dall’inizio del 2016.
Crescono del 12,7% i premi assicurativi, che ammontano a 4,2 miliardi di euro. Crescita percentuale simile (12,5%) per le attività finanziarie.
I 13 miliardi di euro dell’ultimo periodo corrispondono al 20,8% del totale attivo.
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