Serra dice grazie al suo Luca Toni con una grande festa
«È stata una emozione unica; vedere tanti bambini significa che sono stato un esempio positivo. Questa è la vera casa»
SERRAMAZZONI. Serata indimenticabile al Bar Angela di Serra, dove gli amici del Fan Club hanno voluto omaggiare in grande stile Luca Toni dopo il suo addio al calcio. Una maxi festa organizzata dalla presidente Luciana Giordani, titolare del bar assieme a Enrico Cerchiari, che ha chiamato a raccolta gli amici di una vita di Luca, quelli cresciuti con lui dalla sua Stella a Serra, consegnandogli nell'occasione una targa speciale. Lontanissimo da qualsiasi capriccio da star, lui si è concesso per qualsiasi foto o autografo gli venissero chiesti, tra le quasi 200 persone presenti (anche la mamma Valeria Tebaldi e il papà Giancarlo), visibilmente a suo agio: «È bellissimo tornare dove sono cresciuto – ha sottolineato – qua sto sempre bene». Assieme al giornalista di Trc Antoine Nanni, sulla scia del manifesto celebrativo preparato dal bar, ha ripercorso tutta la sua parabola calcistica, dagli esordi nel Modena nel 1994 a quest'ultima stagione al Verona, squadra in cui ora ricopre un ruolo dirigenziale «per riportarla subito in A». Nella massima serie ci arrivò nel 2000 con il Vicenza: «Ricordo la mia prima partita contro il Milan – ha detto – mi marcava Maldini e di palle ne ho viste poche. Alla fine gli sono andato a chiedere la maglia e lui carino me l'ha data subito. Al che gli ho detto: “Ma tu la mia la vuoi?”. Ero l'ultimo arrivato, ma l'ha presa lo stesso». Subito dopo nel Brescia da sogno, con Guardiola e Baggio: «L'avevo visto solo in tv Baggio, avevo quasi paura ad andargli a parlare. Ma lui mi ha detto: “Tu corri verso la porta, che la palla lì davanti te la faccio trovare io”. Brescia di gioie, ma anche di dolori, con due rotture al ginocchio in un anno: «Quando le cose non vanno, ti ritrovi molta meno gente attorno, ma io – ha ribadito – ho sempre avuto la famiglia e gli amici di una volta ad aiutarmi a ripartire». E infatti poi sono arrivati gli exploit del Palermo e della Fiorentina (grazie a cui nel 2006 è stato il primo italiano a vincere la Scarpa d'oro) e addirittura il Mondiale con Lippi: «In Nazionale mi hanno fatto sentire dal primo giorno come in famiglia – ha ricordato – è stato questo clima la nostra forza, quello che ci ha portato a vincere». Poi i trionfi col Bayern, ma anche la delusione con la Roma nel 2010: «Il mancato scudetto è il più grande ripianto della mia carriera». Poi via via le altre squadre, fino alla decisione dello stop a 39 anni: «La vita è fatta di cambiamenti: io ho preso la mia decisione, ed è impossibile che torni indietro».
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