Escort uccisa, torna l’ombra del mostro di Modena
I carabinieri indagano su alcuni casi simili, mai risolti, come il delitto di Savignano e la morte di una prostituta ventenne
MODENA. Tre anni fa un’anziana irreprensibile uccisa a bastonate e a coltellate alla gola mentre passeggiava col cagnolino. E, in un passato ormai remoto, una ventenne tossicomane, che si prostituiva, ammazzata con sette coltellate e gettata in un canale: uno degli otto casi del “Mostro di Modena”. Sono i due possibili “cold case” che rientrano all’interno di uno schema omicida che può ricordare il metodo utilizzato dal ferrarese Claudio Villani accusato di aver ucciso la 47enne bolognese Barbara Fontana, escort incontrata all’Hotel Melograno a San Pietro in Casale vicino all’autostrada. Una donna uccisa con trenta furiosi colpi di punteruolo. E quella di possibili collegamenti con episodi criminali del passato rimasti irrisolti è la pista investigativa che i carabinieri di Bologna, ora titolari dell’indagine, stanno aprendo in queste ore seguiti dal pm bolognese Antonello Gustapane. È infatti emerso il sospetto che Villani, con il suo passato inquietante e le sue recentissime dichiarazioni, possa essere coinvolto in altri casi di anni fa. L’indagine scivola così verso alcune storie di donne uccise a Bologna, a Ferrara e a Modena. Nessun femminicidio certo, finora, ma invece casi rimasti senza un assassino e anche senza un movente definito, compiuti in modo simile se non identico a quello usato per uccidere la Fontana.
Fascicoli irrisolti. Così i fascicoli irrisolti verranno tolti dagli scaffali degli archivi e sottoposti a nuovi accertamenti. Lo stesso Villani, messo alle strette sull’omicidio efferato della escort bolognese, ha infatti raccontato di avere disturbi mentali seri che incidono sui suoi rapporti con le donne. Gli investigatori hanno così preso seriamente in esame il profilo psicologico dell’uomo, per ora lacunoso, considerando che nel 1976, quando aveva solo 16 anni, uccise una prostituta ferrarese con una sola coltellata. C’è anche l’inquietante vicenda di un’anziana, sempre ferrarese, trovata morta in un canale. Un caso chiuso come suicidio, ma che ora verrà rianalizzato da cima a fondo considerando che la donna aveva detto al marito che avrebbe incontrato Villani.
Due casi modenesi. Due, per ora, i possibili casi modenesi, di donne con storie molto diverse barbaramente uccise da un assassino senza volto. Un caso di pochi anni fa, quello di Anna Gombia, 75enne di Savignano, per certi versi simile a quella della anziana “suicida”: era il luglio 2012 quando venne trovata morta lungo il percorso Natura. La ricostruzione successiva dei carabinieri e della Procura è chiara: Anna Gombia passeggia con il cagnolino dell’amica parrucchiera. Qualcuno l’aggredisce alle spalle, sferrandole colpi di bastone. Uno è violentissimo e le sfonda il cranio all’altezza della nuca, ma non basta a tramortirla. La vittima dell’agguato reagisce. Anzi, si difende da altre bastonate: lo si deduce dal fatto che ne ha ricevute numerose sulle braccia. L’assassino decide di finirla. Estrae la lama e la colpisce alla gola. Le indagini però non vengono a capo di nulla: non ci sono testimoni o tracce utili. Poi c’è un “cold case” ancora più stringente, risalente a 25 anni fa e inquadrato tra i delitti del cosiddetto “Mostro di Modena”, serial killer di otto giovani tossicomani che si prostituivano, tutte strangolate o accoltellate.
Otto omicidi mai chiusi. Tra gli otto casi mai chiusi c’è quello di Anna Maria Palermo, ventenne. Bazzica la Stazione e il Parco. La trovano morta nel gennaio 1991 nel canale Corlo. Il corpo, riverso nel canale in mezzo alle frasche, è massacrato da venti coltellate. L’accusato, un ex ciclista, è assolto. L’assassino resta anche qui senza volto.
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