Frassinoro, il turismo cala «Servono infrastrutture»
Il sindaco Pierazzi: «Il bilancio fin qui non è positivo. Siamo troppo isolati» «Manca un rilancio della montagna, specie delle zone di crinale come la nostra»
FRASSINORO. «Servono interventi strutturali per riportare la gente in montagna». Queste sono le parole con cui Elio Pierazzi, sindaco di Frassinoro, descrive la situazione del suo territorio, che in questo momento sta vivendo una estate non favorevole anche dal punto di vista del turismo, nonostante la Settimana Matildica: «È una stagione turistica “normale” - dichiara Pierazzi - Il territorio riprende vita e vivacità da metà luglio a metà agosto, ma è tutto concentrato in un mese. La Settimana Matildica ha registrato delle buone presenze, siamo ad almeno seimila persone. Il primo agosto, invece, sono stato a San Pellegrino per l'accensione del cero, e anche lì c'era della gente, tra pellegrini e visitatori. È un luogo che ha fascino e piace a cavallo del nostro Appennino». Ma San Pellegrino, per essere valorizzata a dovere, «dovrebbe essere in un altro Stato», commenta amaramente Pierazzi. Il fatto è che, nonostante la presenza del Gal Antico Frignano ed il fatto che Frassinoro sia territorio Unesco, l’area non è promossa a dovere, non solo dal punto di vista turistico: «Il Gal a breve dovrebbe fare bandi per creare condizioni di ricettività, e l'accoglienza deve essere rinnovata nei modi - prosegue Pierazzi - Il problema, però, è a livello strutturale. Bisogna prendere atto del fatto che la popolazione in montagna diminuisce, ed i posti di lavoro sono a rischio: la logistica è disgustosa, e le nostre aziende devono competere con chi questi problemi non ce li ha». La via per giungere a Frassinoro, infatti, è lunga e tortuosa, spesso fatta di strade maltenute. «Datemi i soldi per aggiustare le strade e io le aggiusto - chiosa Pierazzi - Se si facesse la bretella Campogalliano-Sassuolo sarebbe ottimo, è una cosa che ci avvicina alle altre realtà». Recentemente sono arrivati i fondi del Piano di Sviluppo Rurale. Questo piano, però, dice Pierazzi, non tiene conto delle specificità dei territori dell'alta montagna: «Ok i fondi del piano, ma un certo tipo di agricoltura, fatto di grandi stabilimenti, non esiste più sul nostro territorio». E a livello istituzionale non vi sarebbe un confronto adeguato alle problematiche: «Spesso, con gli altri Comuni, ci sono degli egoismi locali. La Provincia era un organo che equilibrava le discussioni tra i Comuni, ma con le Unioni il discorso è diverso. Non possono sostituire la Provincia, ci sono troppe diversità. Ma qui, a causa delle difficoltà, il costo della vita è più alto, e la gente se ne va dalla montagna, soprattutto dal crinale. Se vogliamo che viva bisogna fare interventi strutturali. Noi sindaci dell'Appennino dovremmo unirci tutti e dire “basta!”. Certo, non mancano alcune note positive: «Un organo come Lepida è stato una buona risposta per le aziende, ed in Regione Luciana Serri ha proposto di ridurre l'Irpef per le aziende in determinate condizioni. È positivo che ci sia interesse per la ceramica Terre della Badia, speriamo nella continuità immediata e futura, è un elemento fondamentale per mantenere la competitività». In chiusura, sul caso biathlon, «abbiamo solo tolto una struttura temporanea per metterne una fissa. Le porte sono aperte per tutti».
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