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Il popolo batte le mani come fosse una rockstar

di Gabriele Farina
Il popolo batte le mani come fosse una rockstar

Quasi un migliaio di persone, molti sono già convinti, lo seguono con entusiasmo I più freddi nelle retrovie, ma c’è chi è in visita a Modena e non è voluto mancare

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I sostenitori più forti al “rottamatore”? Sono i “navigati”. A seguire il premier Matteo Renzi ieri c’erano circa mille persone. I giovani? Qualche decina. «Può davvero cambiare l’Italia - ha detto Greta Berti con occhi scintillanti d’entusiasmo - ma mi dispiace che ci sia così poca partecipazione dei giovani».

Alcuni seguaci lo hanno accompagnato come se fosse una rockstar. «Quando posso lo seguo», ha esclamato Medardo Ansaloni. Ha vissuto molte più primavere della ragazza e ha indossato una maglietta dedicata al presidente del Consiglio. C’è una scritta (in italiano e in inglese) e una data (2012). «Sono a Bosco Albergati per farmi firmare una foto di tre anni fa - ha ripreso Diana Casadei, modenese importata a Forlimpopoli - è un regalo per mia madre: ha novant’anni ed è una sua fan. Matteo è il nostro nipotino». Per la donna con Letta «eravamo nel pantano» e l’ex sindaco di Firenze «dà fastidio al sindacato e ai partitini». «Renzi ha fatto i miracoli», ha ripreso Giovanni Degli Angeli. Castelfranchese doc, ha anticipato una nuova visita del premier a settembre. «Renzi sta facendo tutto il possibile per far ripartire il Paese - ha spiegato Degli Angeli - nonostante difficoltà enormi. Se gli italiani non lo capiscono è un disastro». Una signora chiede ai giornalisti, costretti in un recinto come con il ministro Boschi, di stare seduti per permettere una buona visione. Erano le 18.10 e Renzi sarebbe arrivato molto dopo. Per qualcuno il presidente del Consiglio è carismaticamente inconfutabile.

«Quello che decide Renzi per me va bene - ha sottolineato Emilio Pirenna, sardo d’origine - gli abbiamo dato il 40% delle preferenze. Non mi ha convinto il Jobs Act: si poteva fare di più. Gli ottanta euro sono importanti, ma ha avuto tanti ostacoli. La riforma costituzionale ci voleva, ora bisogna andare avanti». Qualcuno è più scettico. «Il Jobs Act non basta - ha sostenuto Alessandro Guarducci - serve anche altro. Gli ottanta euro sono una bella idea, ma poi le fasce più povere devono restituirli. Vengo da Firenze, ma è la prima volta che lo seguo e non sono venuto apposta: sono qui per le vacanze». «L’importante è dire sì - ha ribadito Clara Ferrari sul referendum costituzionale - poi le migliorie si fanno dopo».

Nello Cavani punta il dito contro le opposizioni interne: «sono i suoi, mica gli altri, ad opporsi». Il «dibattito con l’opposi… ehm, la minoranza interna» di Renzi dal palco ha confermato tale impressione. Mario Negrini manderebbe a casa «tutta l’estrema sinistra». «Renzi poteva fare qualcosa di più - ha garantito Filippo Popoli - ma il problema è rappresentato dai giochi di potere». Qualcuno si è opposto con un libro in mano. «La riforma costituzionale è uno schifo - ha sostenuto Rino Serra, reggendo il testo “Perché no” - e non lo dico io, ma i migliori costituzionalisti. Il referendum non si farà prima di novembre e ci sono provvedimenti più urgenti». «Credo sia necessario avere fiducia - ha replicato Elisa Fedeli - o si resta bloccati». Studentessa di Giurisprudenza, ha visto ieri l’ex sindaco di Firenze per la prima volta dal vivo. «La riforma sulle unioni civili è la più importante che ha fatto - ha aggiunto la ragazza - ma poi è rimasto bloccato per la lotta alla corruzione. Andrò a votare, ma ho un dubbio perché la riforma porterebbe a un governo più forte». «Renzi parla di temi concreti - ha tagliato corto Tommaso Sassatelli - andrò a votare al referendum e voterò sì».

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