«Votando sì al referendum pronti 500 milioni in più per i poveri»
Il segretario alla Festa Pd con un monologo di oltre un’ora per rispondere a chi sta ostacolando i cambiamenti: «Ho sbagliato a personalizzare tutto. E basta risse, il congresso c’è ogni quattro anni»
Comincia guardandosi indietro per provare a fare quello scatto in avanti che vorrebbe dare al Pd. Senza correre il rischio di sentirsi strattonato dai «no» che il suo stesso partito gli sta muovendo contro sul referendum costituzionale. Il premier Matteo Renzi, ieri nelle vesti di segretario nazionale alla Festa di Bosco Albergati, ha lanciato il suo sprint referendario con un monologo di oltre un’ora parlando al passato.
Camicia bianca di ordinanza, è partito da quando venne sempre a Bosco Albergati tre anni, a lanciare la sua conquista al Pd e la salita a Palazzo Chigi: «C’era Berlusconi avanti dieci punti nei sondaggi, vi ricordate? C’era l’Imu». Poi trova anche il modo di dire a Graziano Delrio che è dimagrito a forza di stare a Roma rinunciando alla cucina emiliana, e di rimbrottare Stefano Bonaccini per aver trascorso parte delle ferie - interrotte per essere ieri al seguito del premier - in Puglia e non in Emilia Romagna. Fa parte del personaggio, i primi applausi arrivano anche così.
Il pubblico c’è, giovani pochi, “precettati” tanti. Ma è comprensibile vista la data e l’ora: difficile pensare si potesse fare meglio il 9 agosto. I contenuti non mancano: qualche stoccata ai grillini, qualche sottolineatura al numero troppo alto di parlamentari in Italia, qualche invito al referendum con una prima ammissione di colpa, che è stata l’inizio dello scontro interno al Pd: «La riforma costituzionale non è mia, anche io ho fatto degli errori a personalizzarla troppo. Questa riforma ha un nome e un cognome che è quello del senatore a vita Giorgio Napolitano. Adesso c’è bisogno di fare i comitati, andare casa per casa, persona per persona - ha aggiunto - a spiegare che questa riforma serve all’Italia, serve ai nostri figli. Volete ridurre il numero dei parlamentari, ridurre i costi della politica, eliminare enti inutili come il Cnel? Calmi, dovete votare a novembre, non ora».
Poi, appena tornato da Rio, sfodera una “parata e risposta” degno della migliore Rossella Fiamingo. Prima la difesa: «Voglio essere molto chiaro a chi dice che voterà no: noi siamo felici di camminare con voi. Ma se ci chiedete di fermarci, noi vi diciamo che non ci fermeremo e andremo avanti». Ed ecco l’affondo: «Questo referendum - ha proseguito - se passa elimina costi per la politica per circa 500 milioni di euro l’anno, pensate come sarà bello dall’anno prossimo metterli sul fondo per la povertà e passare quel fondo da 700 a 1200 milioni l’anno».
Renzi ha chiesto di andare a convincere gli elettori di Lega e M5s, e invitato a riflettere chi dentro il Pd non è convinto a non farsi prendere dalla «sindrome Bertinotti». «Se qualcuno ha la sindrome Bertinotti per cui chiede sempre di più per non ottenere nulla, io dico che noi dal questa sindrome siamo immuni: basta con la rissa continua. E il congresso si fa ogni quattro anni».
Applausi, in prima fila i più alti in grado accanto a chi indossa il cappellino “io voto sì”. Così scende dal palco, altre strette di mano, il tradizionale giro tra i volontari, più breve del solito per gli impegni di un’agenda che non gli dà scampo. E poi se ne va, sale in macchina, impugna il telefonino e sintetizza con un tweet la sua visita a Bosco Albergati: «Quanto affetto alla festa di Bosco Albergati. Grazie! Come dicono qui “tin bota”, teniamo botta! E tutti insieme sappiamo che #bastaunsi».
@dvdberti
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