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Donna trovata morta a Lama Mocogno: un mistero le ultime ore

di Daniele Montanari
Donna trovata morta a Lama Mocogno: un mistero le ultime ore

 Per i familiari Antonietta Turri non soffriva di malattie Sparita nel Milanese è arrivata a Montecenere, poi a piedi in un bosco e la fine

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LAMA MOCOGNO. Rimarrà probabilmente un grande mistero la fine di Antonietta Turri (detta Bruna), la 76enne di Varedo (Monza-Brianza) il cui cadavere è stato rinvenuto nel tardo pomeriggio di mercoledì a Montecenere all'inizio del bosco che, ai piedi di un tratto a forte pendenza, si trova a una cinquantina di metri dalla via Giardini, all'altezza del civico 153.

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Di fronte al caseggiato, ha lasciato ai lati della carreggiata la sua Lancia Y e poi non si sa perché è scesa giù lungo il pendio finendo nel bosco, dove è stata trovata in avanzato stato di decomposizione. La stessa Procura ha fatto sapere che per ora “è un mistero assoluto” questa fine. Probabilmente è morta già la notte tra l'1 e il 2 agosto subito dopo essere arrivata qui al termine di un'odissea stradale davvero incredibile: lasciata casa (e cellulare) verso le 16 per andare dal suo parrucchiere in un centro commerciale di Paderno Dugnano (Milano), non vi è mai arrivata forse per un errore in un'uscita.

Di sicuro c'è stato un vagare incredibile e due passaggi accertati: al centro Caritas di Melegnano nel pomeriggio e all'1.30 di notte all'uscita autostradale di Reggio Emilia, presso Campegine. E da lì è arrivata nel nostro Appennino, forse verso le 4. Per smarrirsi completamente in questo modo, sarà stata colta da amnesia, ma la figlia Roberta Sodini (giunta da Varedo mercoledì per assistere al recupero assieme al marito Cesare Stagnaro) ha riferito di una donna senza patologie particolari. Per lei e la famiglia è stato uno choc la morte di Bruna: dopo aver denunciato la scomparsa il 2 agosto, avevano fatto di tutto per ritrovarla, rivolgendosi anche al Corriere della Sera, Chi l'ha visto e il Tg4, che mercoledì sera ha dato subito notizia del ritrovamento. Si attendono elementi dall'autopsia, che sarà effettuata nei prossimi giorni, ma con tutte le incognite di un corpo molto deteriorato. Nell'attesa le domande si affollano: com'è possibile che passando per tanti paesi (anche Pavullo poco prima) non abbia chiesto aiuto a nessuno?

Bastava anche solo chiamare i carabinieri da qualsiasi telefono pubblico. Perché si è fermata a Montecenere nemmeno in paese ma nell'ultimo caseggiato al buio completo? Forse perché ha finito improvvisamente la benzina? Ma allora perché, scendendo dall'auto è andata a destra giù per il pendio e non a sinistra dove c'erano case e possibilità di aiuto? Perché ha chiuso la macchina e ha preso con sé il borsellino, trovato non nel bosco ma a metà strada? È caduta giù o si è lasciata cadere? Era distrutta dopo dieci ore di guida, senza aver mangiato niente, ed è crollata nel campo sfinita, morendo di stenti? Questi e tanti altri interrogativi rimarranno forse sempre senza risposta, in una vicenda davvero difficile da capire.

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