Poliziotto batte lo Stato: sarà trasferito
Lui opera al Commissariato di Sassuolo, è un agente conosciuto e stimato dai colleghi. Ma la sua famiglia vive in Puglia e lì vorrebbe tornare per assistere tre congiunti con gravi problemi di salute....
Lui opera al Commissariato di Sassuolo, è un agente conosciuto e stimato dai colleghi. Ma la sua famiglia vive in Puglia e lì vorrebbe tornare per assistere tre congiunti con gravi problemi di salute. Fa domanda di trasferimento, il Commissariato esprime parere favorevole purchè sia sostituito con un altro agente. Lo Stato invece gli dice no perché “Sassuolo è un contesto territoriale caratterizzato da delicate problematiche di criminalità” e si è negato che nelle “sedi richieste dal ricorrente vi fossero carenze organiche che invece esistono”. Ma il poliziotto ha scelto di sfidare lo Stato, lui che per lo Stato si sacrifica quotidianamente e ha così deciso di far valere i propri diritti di figlio e fratello. Ecco allora il ricorso presentato al Tar regionale, che alla fine gli ha dato ragione. Potrà tornare in Puglia dove continuerà a fare l’agente della Polizia, ma anche accudire i familiari malati.
E la sentenza critica tutta l’impostazione difensiva del Ministero dell’Interno. Non solo evidenzia come, con superficialità, venga citato un solo familiare con problemi e non quelli realmente inseriti nella memoria difensiva, ma soprattutto censura le motivazioni del diniego al trasferimento. Non può essere preso in considerazione il pretesto della sostituzione con un altro agente perché si “renderebbe praticamente impossibile qualsiasi trasferimento” innescando un possibile effetto a catena. Sassuolo, inoltre, non è più a rischio criminalità rispetto alla provincia pugliese verso cui il poliziotto ha chiesto di essere assegnato, ma sono soprattutto le motivazioni familiari a convincere il giudici amministrativi. «Vi è una sottovalutazione della situazione in cui versano i familiari - scrivono nella sentenza - Si tratta di persone che entrambe soffrono di gravissime patologie che richiedono assistenza continua cui dovrebbe provvedere la madre del ricorrente, unico membro convivente ed affetta anche ella da patologie che non le consentono di prestare un’assistenza incondizionata. L’altra sorella, individuata come possibile familiare che potrebbe prestare assistenza, vive con la nonna di cui si occupa oltre a prestare servizio come avvocato in altra città. Pertanto sussiste una reale necessità di assistenza da parte del ricorrente». Che così ha vinto la sua personale battaglia per la famiglia... (fd)
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