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Soffocato da un boccone: il caso Emanuel di Castelfranco è chiuso

di Carlo Gregori
Soffocato da un boccone: il caso Emanuel di Castelfranco è chiuso

Castelfranco. La Procura verso la richiesta di archiviazione per mamma e medici Il bimbo di 8 anni morto per aver ingerito cibo che gli ha impedito la respirazione

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CASTELFRANCO. Il piccolo Emanuel non è morto per una negligenza della mamma e tanto meno di un medico. Ha perso la vita a otto anni per un boccone che lo ha soffocato e che purtroppo è stato visto ed estratto quando ormai era troppo tardi. È l’esito della consulenza tecnica del medico legale chiesta dalla Procura per far luce alla vicenda capitata al bambino di origini ghanesi residente a Castelfranco che in dicembre ha scioccato la comunità della cittadina. Ora la Procura si avvia a chiudere questo triste caso con una richiesta di archiviazione che verrà formulata al gip dal pm Claudia Natalini, titolare delle indagini.

IL CASO La morte di Emanuel Acheampong risale al 2 dicembre. La Procura venne informata delle circostanze particolari del decesso: il bambino era affetto da una malattia congenita grave che interessava proprio l’esofago e che era stata diagnosticata un anno prima dalla pediatra. La madre, però, non aveva seguito le disposizioni del medico e quindi si pensava che fosse ipotizzabile una negligenza verso il figlio malato che potesse avere avuto conseguenze fatali. Avvisi di garanzia vennero inviati anche i medici che ebbero a che fare con Emanuel. La perizia medico-legale diventò quindi importante per chiarire cosa avesse portato alla morte.

Dopo mesi il consulente del pm, dottoressa Elena Invernizzi, ha consegnato la relazione che esclude ogni nesso di causalità tra la malattia e la morte. Il decesso è dovuto a un evento fortuito e imprevedibile di asfissia, secondo il perito: Emanuel aveva ingerito un boccone di natura alimentare o “organica” che poi è stato recuperato al momento del disperato intervento: quel pezzo di cibo che ostruiva l’esofago è stato estratto con una pinza ma ormai era troppo tardi: le sue funzioni vitali erano ormai compromesse da una lunga ipossia cerebrale ed è morto. Nessun elemento per criticare l’operato dei medici è insomma emerso dall’analisi del perito.

IL BOCCONE Anche la pediatra che lo aveva in cura aveva prescritto farmaci adeguati alla terapia che serviva per quel male e persino i farmaci prescritti pochi giorni prima, quando Emanuel aveva avuto un leggero malore, erano adatti a una cura. Emanuel non sarebbe poi stato salvato neppure da una rigorosa terapia che avesse applicato quanto prescritto dalla pediatra: la madre non aveva proseguito gli esami, è vero, come è vero che il bambino viveva in uno stato di grave incuria domestica, ma la morte non è stata dovuto a questa situazione di disagio familiare. È stato semplicemente un boccone ingerito male a ucciderlo.

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