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Fusione: si moltiplicano i Comitati che dicono no

di Marco Pederzoli
Fusione: si moltiplicano i Comitati che dicono no

Gli oppositori al progetto dell’Unione ne costituiscono uno anche a Castelnuovo mentre quello di Spilamberto dimostrerà che lo studio di Nomisma è sbagliato

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VIGNOLA. Gli oppositori al progetto di una o più fusioni tra i comuni dell'Unione Terre di Castelli affilano le loro “armi” e annunciano, già dopo Ferragosto, una campagna informativa sulle bozze di fusione che attualmente i comitati no fusione hanno in mano. Nomisma (cioè la società incaricata dall'Unione di effettuare uno studio di fattibilità sulla fusione) ha infatti consegnato nei giorni scorsi le bozze preliminari del suo studio, e già fioccano i commenti di chi si oppone a questo progetto. Se infatti da una parte è stato annunciato che anche a Castelnuovo nascerà da settembre un altro comitato “No fusione” (a cura del consigliere dell'Unione Sergio Ferrarini) il quale, come i comitati “gemelli” di Spilamberto e Marano, si impegnerà a raccogliere firme contro il programma di “riordino istituzionale” dei comuni dell'Unione (così viene chiamata formalmente la fusione), dall'altra parte il comitato “No fusione” finora più tenace, cioè quello spilambertese (capace di raccogliere 2.166 firme), ha già cominciato a farsi sentire. La voce arriva dal blog “Condividere Spilamberto”, il cui responsabile è il prof. Omer Bonezzi, da sempre contro il progetto di fusione. «È nostra intenzione - si annuncia nel blog - dopo ferragosto, rendere pubbliche tutte le bozze dei materiali in nostro possesso le cui versioni sono tante, facendo così opera di cittadinanza attiva. Chi amministra in democrazia deve essere trasparente e “controllato” dal popolo sovrano, ed i dati li dovrebbero pubblicare i governanti, non noi. Così come non si dovrebbe lasciare all'oscuro di tutto i consiglieri comunali». Poi, nello stesso blog spilambertese si entra anche nel merito dello studio di Nomisma, rilevando tra l'altro riguardo al progetto di fusione: «Si gonfiano i numeri dei dipendenti futuri per giustificare risparmi, ma utilizzando dati inverosimili; si portano i dati dei finanziamenti extra (premio per la fusione), ma si sorvola sul fatto che sarebbero per dieci anni soli, poi tutto come prima e senza più il Comune di Spilamberto. Non è altro che il classico piatto di lenticchie di biblica memoria; si creano ipotesi con Savignano che ha già detto di no; si tace il fatto che l'Unione resta; non si analizza il fatto che, oltre ai due livelli attuali, Comuni e Unione, si andrebbe ad aggiungere un terzo livello, quello dei Municipi; si tace il fatto che le ipotesi riguardano i comuni più grandi, mentre non toccano i comuni più piccoli. Insomma - conclude Condividere Spilamberto - se lo studio si basa su queste bozze, allora lasciamo perdere tutto, ringraziamo e preoccupiamoci dei problemi veri: migliorare l'Unione».

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