Il RefettoRio ha già vinto l’oro olimpico
L’iniziativa di Bottura contro lo spreco alimentare va a pieno ritmo: previsti 19mila pasti per i poveri
«È pazzesco!» Arriva a notte fonda dal Brasile il messaggio entusiastico di Massimo Bottura. Il nostro top chef modenese da pochi giorni ha aperto le porte del RefettoRio Gastromotiva a Lapa, quartiere Bohémien nel cuore di Rio, dopo aver documentato sul suo account Instagram l'avanzamento dei lavori fino alla tanto attesa inaugurazione giunta dopo soli 55 giorni dall'apertura del cantiere.
Bottura, oltre all'impegno profuso nel preparare ogni sera i pasti per 108 persone che vivono in uno stato di vulnerabilità sociale, si è immerso completamente nella vita carioca visitando le favelas e fermandosi nei “bettolini” che propongono cibo di strada, assaggiando la celeberrima feijoada o la moqueca, una zuppetta di pesce, capolavoro di sapori e odori, lasciandosi andare a commenti pieni di trasporto.
Con il suo iPhone ben stretto in mano, lo chef ci sta accompagnando in questa avventura che durerà fino al 18 settembre, al termine delle paraolimpiadi.
A fare compagnia a Bottura e a David Hertz, suo partner per questo progetto che resterà in attività anche dopo la fine delle gare sportive, sono attesi a cucinare “a vista” 60 tra gli chef più noti come a cominciare da Davide Oldani - a Rio per guidare la brigata della cucina di Casa Italia - che si è cimentato nella preparazione della cena del 10 agosto con Andrea Berton.
L'11 è stato il turno del “brasileiro” Alex Atala, seguito il 14 dal connazionale Rafael Costa e Silva, mentre il maestro Alain Ducasse è atteso per il 18 agosto, lui che è tra i sostenitori più convinti del progetto di Bottura sulla cucina degli scarti.
Come dicevamo, il progetto culturale di lotta allo spreco di cibo continuerà anche nei prossimi mesi e chef stellati del calibro di Juan Roca (numero 2 al mondo) e dei fratelli Ferran e Albert Adrià, si sono già prenotati per indossare il grembiule in quel di Lapa.
«Ho promesso a mia madre che avrei usato la mia fama per rendere visibile l'invisibile: è giunto il momento di restituire al mondo quello che mi ha dato», ha affermato Bottura durante la presentazione del ristorante, che anche nell'architettura trasuda ciò che permea il nostro chef che non sono solo la grande dote ai fornelli e un'anima sensibile, ma anche un profondo amore per l'arte moderna. L'ampia costruzione, 400 mq in tutto, è stata decorata con un immenso quadro in cioccolato (che ripropone la leonardesca “Ultima Cena”) realizzato dall'artista brasiliano Vik Muniz, con il murales a quattro mani opera di Paz e arredata con mobili disegnati dai fratelli Campana, maestri del design brasiliano.
L'obiettivo è quello di raggiungere un minimo di 19 mila pasti, durante il periodo olimpico e paraolimpico, grazie al recupero di 12 tonnellate di cibo, provenienti dal villaggio degli atleti, dai supermercati e da altri ristoranti di Rio, che altrimenti andrebbero perse. Dal mese di ottobre, la mensa sarà aperta anche a pranzo (adesso durante le ore del mattino si può solo visitare): chi si fermerà a mangiare potrà lasciare un'offerta, come si fa a Napoli con il caffè, lasciando “in sospeso” una cena per la sera, quando il servizio continuerà ad essere gratuito e riservato ai meno fortunati.
«Sto vedendo realizzarsi il mio desiderio di portare cultura, nutrimento e dignità attraverso l'arte e la solidarietà, com'è stato a Milano con il Refettorio Ambrosiano», chiosa con un filo di commozione Bottura, prima di riprendere in mano l'iPhone e immortalare un gruppo di ragazzini dimenarsi al ritmo di una techno salsa carioca sulla spiaggia di Ipanema.
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