«Le nostre ferie? In piazza per Erdogan»
Ozcan e i turchi modenesi raccontano le vacanze “diverse” in patria: «Il rogo al Milad? No comment»
Repressione, arresti di massa, epurazioni nell'aministrazione pubblica, chiusura di scuole e associazioni sospettate di connivenza con i golpisti. E ancora: ipotesi di reintroduzione della pena capitale, riavvicinamento con Mosca e braccio di ferro con l'Unione europea sui profughi. Le relazioni fra Turchia e Europa sono più che mai tese. Anche a Modena la tensione è scoppiata all'interno della piccola comunità turca, che conta alcune centinaia di residenti in città e che abbiamo scoperto essere profondamente divisa.
Lo ha dimostrato l'attentato incendiario all'associazione turca Milad di via delle Suore, ritenuta vicina a Fetullah Gulen accusato formalmente di cospirazione e terrorismo e principale ricercato dalle autorità di Ankara. Secondo queste ultime sarebbe stato lui ad aver ordito il fallito colpo di Stato dello scorso 15 luglio. Rispondendo a un appello alla mobilitazione contro i golpisti, lanciato la notte stessa del tentato colpo di mano dal presidente turco, i militanti dell'Akp sono scesi per strada e hanno preso le piazze. Da quella notte non è passato giorno senza una manifestazione o un presidio a favore del premier turco elevato a “eroe della patria”. Cortei e presidi sono quotidiani, coinvolgono l'intero paese e toccano anche centri più periferici e remoti nel cuore dell'Anatolia. Sono molti i turchi di Modena che per le ferie estive sono tornati al loro paese. La maggioranza di loro orbita intorno alla moschea Ulu Camii di via Munari e proviene dalla provincia di Corum, città d'origine della catena migratoria di buona parte dei turchi di Modena, situata nell'Anatolia centro-settentrionale. Ozgur Ozcan, portavoce della moschea Ulu Camii, scende in piazza quasi ogni giorno da quando è tornato nella sua città natale: «Corum è una città poco più grande di Modena, le manifestazioni sono pacifiche e si susseguono senza interruzione da oltre 20 giorni, c'è un clima di festa perché ha vinto la democrazia: si beve, si mangia, si ascoltano musica e comizi. Ma soprattutto c'è una grande voglia di mostrare al mondo che la Turchia è una democrazia in cui vige lo Stato di Diritto: molte delle persone arrestate in un primo momento sono poi state liberate perché considerate estranee al tentato putsch».
Ozgur racconta di migliaia di persone che si riversano per strada ad ogni ora del giorno e della notte: «famiglie con bambini piccoli, adulti e ragazzi, donne con e senza il velo, laici e religiosi, sunniti e sciiti, c'è tutta la Turchia in piazza, è una prova di forza, di democrazia e laicità e di unità del popolo turco che sostiene il presidente Erdogan democraticamente eletto», aggiunge Ozcan. Con lui in piazza ci sono una trentina di famiglie turche residenti a Modena, ora in ferie. Il portavoce di Ulu Camii insiste sulla natura democratica e pacifica dei presidi, mobilitazioni convocate dall'Akp in tutto il paese: «Non ci sono bandiere di partito, sventola solo quella turca», spiega Ozcan. Il rosso della bandiera turca domina nei cortei, a portarle sono ragazze che portano il velo come ragazze in minigonna», osserva ancora Ozcan. Il portavoce di Ulu Camii ci riporta slogan e contenuti di una mobilitazione “pacifica” in cui però si chiede la reintroduzione della pena capitale: «C'è voglia di giustizia più che di vendetta, sono manifestazioni senza tensione nelle quali il popolo chiede la pena di morte per i cospiratori». Molti slogan sono all'indirizzo di Fetullah Gulen e dei suoi seguaci definiti da Ozcan “terroristi”, altri contro l'Unione europea, accusata di fomentare una campagna di diffamazione contro Erdogan e contro la Turchia. Aperto sostenitore dell'Akp e del presidente Erdogan, come molti degli affiliati all'Ulu Camii, Ozgur Ozcan non si mostra preoccupato per l'inchiesta in corso sull'attentato all'associazione Milad. Quello che si evince dalle sue parole è la sua fedeltà di ferro, extraterritoriale, al partito di governo islamico-moderato. Una disciplina diffusa fuori dai confini nazionali dalla rete delle moschee della diaspora turca patrocinate dallo Stato turco attraverso il ministero degli Affari Religiosi. La Turchia è uno dei principali paesi finanziatori di moschee in Europa con il Qatar, l'Arabia Saudita e il Marocco. La rete delle moschee della diaspora si allarga in tutta Europa. «A Modena abbiamo ricevuto direttive precise dal console turco che ci ha ordinato di non parlare più pubblicamente della vicenda Milad, ora è tutto in mano agli avvocati. Ma il console ci ha anche ordinato di interrompere qualsiasi contatto con gli affiliati di Milad, di non partecipare più a nessuna iniziativa in cui siano presenti anche loro perché sostenitori del terrorismo, abbiamo già chiarito questo punto con l'assessore Urbelli», dice Ozcan. Un rientro in Italia che si preannuncia caldo per i turchi di Modena che hanno anche cambiato il loro atteggiamento nei confronti dell'Ue, chiamata con disprezzo “il club cristiano” dai funzionari di Ankara: «Il futuro della Turchia è nelle mani del popolo turco, possiamo contare solo su noi stessi: l'Unione europea non rispetta i patti riguardo ai profughi e il nostro governo sta giustamente guardando altrove, riallacciando i rapporti con la Russia per esempio. Vedo una Turchia sempre più lontana dall'Europa ma sempre più protagonista solitaria del proprio destino», conclude, da Corum, Ozgur Ozcan.
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