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Guercino rubato a Modena: «Nessuna resa, lo troveremo»

di Carlo Gregori
Guercino rubato a Modena: «Nessuna resa, lo troveremo»

Sono passati due anni dall’incredibile furto della tela dal valore inestimabile nella chiesa di San Vincenzo a Modena. La Procura: «Indagini a tutto campo»

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MODENA. Il ritrovamento della tela del Guercino resta una priorità nazionale. Ma allo stesso tempo il prezioso quadro è ancora “missing”. È il grande “scomparso” di Modena, il dipinto del Barbieri “Madonna con i Santi Giovanni Evangelista e Gregorio Taumaturgo”, un olio su tela di 293×184,5 centimetri che il grande pittore post-manierista emiliano dipinse nel 1639. È stato rubato esattamente due anni fa in circostanze tanto incredibili, quanto tuttora misteriose, dalla chiesa di San Vincenzo che ha il portone principale in corso Canalgrande accanto al Tribunale e alla Procura.

È ancora aperta la caccia all’enorme tela trafugata da una banda di ladri senza volto. In tutta Europa si cercano notizie. Il pm Claudia Ferretti, titolare da subito dell'inchiesta, ha inviato rogatorie internazionali sia in Francia che in Gran Bretagna per avere informazioni utili alle indagini ma finora non ha avuto risposta. L'obiettivo è quello di scoprire qualche pista nuova soprattutto nell'ambiente dell'alta ricettazione antiquaria: vendere un quadro rubato di un simile autore - tra l'altro venerato in Francia - e di simili dimensioni è un'operazione tanto rischiosa quanto ristretta a un ambiente ridottissimo di possibili aficionados miliardari: gente senza scrupoli come elementi della malavita organizzata internazionale, qualche narcotrafficante con velleità di appassionato d'arte o qualche emiro o satrapo orientale.

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Il procuratore capo Lucia Musti ha spiegato che l'inchiesta è aperta e la speranza di riportare il quadro in San Vicenzo non cesserà, come le ha confermato anche il capitano Ciro Imperato, comandante del Nucleo Tutela Patrimonio Artistico regionale a Bologna, che segue in prima persona le indagini sul colpo più audace compiuto in regione nell'ultimo decennio.

Due anni sono quindi passati invano dal momento del furto, nonostante le intensive ricerche iniziali che nel settembre 2014 portarono anche a fare una serie di perquisizioni in città, soprattutto in via Verdi dove si pensava ci potesse essere un nascondiglio.

«Noi pensiamo che vi siano alte probabilità che la tela del Guercino si trovi ancora in Italia o al massimo in qualche Paese appena fuori dal nostro», ha spiegato alcuni mesi fa il comandante Imperato. Francia, Svizzera, Austria, insomma. Ma l'ufficiale dei carabinieri aggiunge: «Non è detto che cercarla in Italia sia più semplice. Anzi, per esperienza i canali internazionali di ricettazione sono più facili da tenere sotto controllo». Le condizioni di ricerca non solo quindi per niente facili.

C'è anche un secondo aspetto che complica l'indagine: non sapere che fine abbia fatto la tela, cosa volessero farne i ladri o il loro committente. «Purtroppo, non possiamo neppure escludere che la tela, una volta staccata dall'altarino, non sia stata tagliata e fatta a pezzi. Il mercato dei quadri d'autore rubati e fatti a pezzi è fiorente e in un certo senso più accessibile dal punto di vista finanziario per l'acquirente».

Per il colpo del Guercino non ci sono indagati, ha spiegato la Musti: l'indagine è contro ignoti. Non si sa esattamente neanche da che parte sia stata portata fuori la tela: se dal portone principale di corso Canalgrande - trovato aperto dal parroco di San Biagio don Gianni Gherardi, responsabile della chiesa - oppure dalla porticina di via Gherarda, più piccola ma fuori da occhi indiscreti soprattutto in agosto. Un aspetto frustrante come ha spiegato il comandante Imperato: «È una questione di probabilità. D'altra parte, le telecamere puntate su corso Canal Grande non indicano alcuna passaggio vicino al portone di San Vincenzo, né gente che esca di lì, nel periodo preso in esame. È quindi altamente probabile che i ladri abbiano portato fuori la tela dalla porta di via Gherarda». La porta di via Gherarda ha però un problema: una ringhiera sollevata, alta poco più di un metro dall'uscio, quindi uno spazio di manovra verosimilmente impossibile per una tela così grande. Spiega Imperato: «Infatti sospettiamo che, per farla uscire di lì, abbiano quanto meno arrotolato la tela. Speriamo solo che non l'abbiano fatta a pezzi».

Pochissime le tracce a disposizione della Scientifica per ottenere informazioni sui ladri, almeno tre, date le dimensioni e il peso della tela.

L'unico elemento trovato sulla scena del delitto dai Ris dei carabinieri (e prima dalla Scientifica della Questura di Modena intervenuta inizialmente) sono tre bottigliette dell'acqua quasi vuote. Per il resto i ladri non hanno lasciato traccia, anche se probabilmente sono rimasti nascosti a lungo dopo essersi intrufolati in chiesa nel corso di una messa (San Vincenzo apre solo la domenica mattina e in altre rare occasioni).

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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