La rivolta del Corpo forestale
«Scioglimento, un favore alle ecomafie». In mille chiedono di passare alla polizia
Ci sono anche forestali dell'Emilia-Romagna tra i mille che hanno deciso di opporsi al passaggio nei carabinieri facendo domanda per entrare in polizia.
Tre giorni fa, infatti, «è stato recapitato al presidente della Repubblica ed al ministro dell'interno Angelino Alfano un primo lotto di un migliaio di domande di transito nella polizia sottoscritte dai forestali che non vogliono essere militarizzati in virtù di una scelta scellerata del governo, che ha deciso l'assorbimento del corpo da parte dell'arma dei carabinieri», hanno fatto sapere i sindacati Sapaf, Ugl-Cfs, Cgil-Cfs e Dirfor. Le firme? «Arrivano da tutte le regioni in cui è presente il corpo: dall'Emilia-Romagna, ma anche da Lombardia, Veneto...».
Conferma Marco Moroni, segretario nazionale del Sapaf. Che, assieme ai colleghi delle altre sigle, aggiunge: «Questo non è altro che il preludio ad una battaglia legale che vedrà soccombere l'atteggiamento antidemocratico ed arrogante di un esecutivo che si è purtroppo dimostrato poco incline al dialogo ed al confronto, che pensa di avere a che fare con donne e uomini già pronti a rispondere “agli ordini”».
Dietro l'angolo, oltre alle richieste di trasferimenti in polizia, ci sono ricorsi al Tar e, a settembre, il primo sciopero del personale del corpo forestale dello stato: 8mila agenti in tutta italia, e 320 in Emilia-Romagna. La loro lotta contro l’“annessione” da parte dell'arma dei carabinieri va avanti da un anno, ma il decreto che sancisce la trasformazione è atteso in gazzetta ufficiale per questo mese. Dunque, è l'ultima estate da forestali. Non senza smettere di combattere. Al capo dello Stato e al ministro Alfano è stato chiesto di fermare «lo scempio della polizia ambientale che verrà cancellata facendo così un favore enorme alle ecomafie e alle grandi imprese che potranno inquinare con maggiore libertà, in assenza di veri controlli preventivi».
Purtroppo, lamenta il Sapaf, la battaglia contro il passaggio nei carabinieri del corpo forestale dello stato non ha trovato sponda nelle regioni. «Non hanno mosso un dito... Eppure- dice ancora Moroni - sono il primo interlocutore istituzionale del corpo. Abbiamo tentato di parlare con Veneto, Lombardia, Liguria, Toscana, ma niente... Non hanno compreso ciò che sta succedendo. E cioè che con la militarizzazione del corpo, si rischia che i forestali si occupino di catturare chi ha causato una alluvione o un altro danno ambientale, ma non faranno più prevenzione. Faranno insomma repressione, interverranno dopo il danno ambientale che però, come si può facilmente intuire, una volta verificatosi è irreparabile».
Contro il passaggio ai carabinieri sono fioccate mille firme di chi preferisce la polizia. Dati in dettaglio sulle regioni ancora non ce ne sono: si ipotizza che in tanti a volere questo 'salto' possono essere quelli che operano nelle stazioni più distaccate: i forestali sono stati rassicurati sul fatto che non cambieranno sedi di lavoro, ma la capillarità delle stazioni dei carabinieri fa dubitare che le cose possano andare davvero così.
In regione operano circa 390 forestali: è un numero di poco superiore alla metà dell'organico previsto, pari per l'Emilia-Romagna a 600 unità. A livello provinciale i presidi maggiori sono quelli delle province di Bologna e Forlì e criticità sul personale si registrano a Piacenza e anche su Parma e Reggio Emilia.
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