S.Felice, il racconto della vittima della rapina in casa: «Piangevo e loro minacciavano»
Ancora sotto choc l’anziana sequestrata dai rapinatori. Decisivo l’aiuto dei vicini che hanno aiutato Linda Puviani dopo l'aggressione nella sua abitazione a Rivara
SAN FELICE. «Io piangevo e gridavo per il dolore e per lo spavento, ma quell’uomo continuava a stringermi forte il braccio, tenendomi ferma e dicendomi di smetterla di piangere e di stare zitta. Guardate che lividi mi ha lasciato … ho avuto tantissima paura. Che brutto spavento ho passato… sono molto scossa. Non mi sento più tranquilla, e ci vorrà un bel po’ prima che riesca a dimenticare quello che mi è successo…».
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È ancora visibilmente sconvolta Lidia Puviani. L’84enne di Rivara - aggredita e rapinata da due malviventi sabato notte intorno alle 3,30 - mentre racconta di quei terribili momenti, mostra i vistosi lividi che uno dei due banditi le ha lasciato sul braccio destro.
Comprensibile per un’anziana che da quando è vedova vive in via Scala da sola. È stata svegliata nel cuore della notte da due banditi che le si sono introdotti in casa rompendo il vetro della porta d’ingresso, dopo aver prima provato a forzare le inferriate della finestra del bagno sul retro dell’abitazione.
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«Stavo dormendo quando all’improvviso ho sentito un rumore di vetri frantumati – racconta la donna – così sono scesa giù per le scale e nell’ingresso sono stata aggredita da due uomini. Entrambi a volto scoperto e dall’accento italiano ma stentato. Uno dei due mi ha preso per il braccio tenendomi ferma, poi mi ha strappato il collier d’oro da mille euro che avevo al collo. Lo indossavo sempre perché era un regalo di mio marito e ci ero molto affezionata. L’altro intanto è andato su in camera da letto a rovistare nel comodino e in un portagioie, e mi ha portato via della bigiotteria (rinvenuta poi in campagna da un’amica di Lidia e riconsegnata alla donna ieri nel pomeriggio). Allora ho iniziato a piangere e gridare forte per chiedere aiuto, anche se l’uomo che mi teneva per il braccio continuava a dirmi di smetterla». Le grida disperate di Lidia hanno attirato l’attenzione dei suoi vicini.
Nella casa accanto a quella della Puviani infatti, vivono due famiglie. Giuseppe Diana e la moglie Anna, e loro figlio Luigi insieme alla moglie, Agnese, e i loro tre figli. Ed è stata proprio Agnese a capire per prima che qualcosa non andava.
«Erano le tre di notte e mio figlio di un mese si è svegliato piangendo. Così mi sono messa ad allattarlo. Ho sentito un rumore di vetri che si frantumavano e poi le urla strazianti di Lidia. È stato terribile, mi hanno terrorizzata. Allora ho subito avvisato mio marito e poi ho visto mio suocero Giuseppe uscire di casa...», racconta.
Provvidenziale l’intervento di quest’ultimo che ha messo in fuga i due, dileguati nelle campagne circostanti.
«Ho sentito delle voci e un gran trambusto, poi le grida disperate di Lidia – racconta l’uomo – così sono subito sceso in strada e ho visto due uomini fuggire a piedi. Ho provato ad inseguirli, ma poi ho preferito soccorrere Lidia. Ho chiamato subito sia suo figlio Fabio che l’ambulanza e i carabinieri».
«Mi sono immediatamente precipitato da mia madre – ammette Fabio Ferraresi, figlio di Lidia, di San Felice - era sconvolta. Che rabbia, come si fa a prendersela con una donna anziana?».
Valentina Corsini
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