Piccole imprese, chiudono 400 all’anno
Calo del 4,2% sul 2015 nella produzione dell’ultimo trimestre . Male tessile e alimentare, unica eccezione il biomedicale
Meno tasse per la cessione delle ditte ai dipendenti. Meno tasse sul reddito d’impresa che supera quello standard degli studi di settore. E meno tasse sull’Imu, che oggi non è completamente detraibile dalle aziende come costo d’esercizio legato ai capannoni.
Sono queste le ricette proposte da Cna che ha analizzato i dati dell’economia modenese nel primo semestre dell’anno e ha concentrato l’attenzione sulle piccole imprese. Un’attenzione costante nel tenere sotto la lente d’ingrandimento quelle con meno di 50 dipendenti, l’asse portante delle manifatture modenesi.
L’allarme è forte e chiaro, secondo il presidente provinciale dell’associazione: «Per il terzo trimestre consecutivo la produzione è in forte calo - scandisce - E quest’ultimo è il più pesante da tre anni a questa parte: la discesa è del 4,2% rispetto allo stesso periodo dell’anno scorso. Oltre ai problemi dell’export e alla variabili politiche dalla Gran Bretagna alla Turchia, ci sono le questioni fiscali di casa nostra. Ecco perché oggi più che mai è indispensabile un sostegno straordinario all’economia, soprattutto alle piccole imprese manifatturiere che a Modena chiudono al ritmo di 400 all’anno come certificato dall’albo».
Il ricambio? Se si eccettuano i locali per la ristorazione, bar e ristoranti che aprono e chiudono a ritmi stagionali, le imprese manifatturiere che partono dal basso si contano sulle dita della mano.
Sfogliando le pagine fitte di grafici, numeri e tabelle curate dall’Ufficio studi Cna saltano agli occhi i numeri di un declino produttivo che non si è arrestato. Ma occorre leggere al di là dei numeri perchè vanno anche pesati nel contesto di un sistema manifatturiero che è stato ai vertici europei negli ultimi trent’anni.
Così, ad esempio, lascia ben sperare il buon andamento delle esportazioni, anche se insufficiente a compensare i cali in tutti i settori. Il fatturato complessivo delle Pmi è calato del 5,2%: non solo diminuisce la produzione (-4,2% come si è visto su periodi omodenei) ma calano anche gli ordini e le fatture saldate dai clienti d’Oltralpe che non vengono a comprare il Made in Modena con la stessa spinta di prima.
Luci e ombre si alternano a scacchiera a seconda dei settori presi in esame. Eccezioni positive? Il biomedicale nella Bassa, che continua a crescere con un + 0,9 nella produzione e + 2,6 nel fatturato grazie a un vero boom di ordini dall’estero con una media di + 30% nel primo semestre. Tanto per dire: nello stesso ramo gli ordini dall’Italia sono calati dell’8% nel primo semestre di quest’anno. Per la meccanica di precisione il calo è del 20% nel secondo trimestre, pari però all’incremento registrato nel primo trimestre e con indici di crescita che nell’anno e mezzo precedente hanno viaggiato sempre a doppia cifra.
La meccanica pesante esaurisce i comparti dove si può ancora coltivare la speranza, visto che gli indici semestrali sono tutti positivi tra +1 e +3%, con uno squillante + 5,4% nel fatturato del secondo trimestre. Le dolenti note arrivano dai tre settori con un più alto indice di occupazione. Alimentare, maglieria e abbigliamento hanno cali diversi ma sempre preoccupanti. L’alimentare continua nella discesa tra l’1,4 e il 4,8% tra ordini, fatturato e produzione; più preoccupante il drastico -9,6% di ordini dall’estero che fanno da contrappunto a una quota di esportazioni pari al 25% del totale. Rintocchi funerei invece per maglieria, dove il contoterzismo affonda sotto i prezzi stracciati dall’Oriente, e dell’abbigliamento, dove i cali oscillano sempre tra 10 e 20%. Anche qui, come nell’alimentare, la stagionalità la fa da padrona.
Saverio Cioce
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