Castelnuovo, settore carni: decine di ditte a processo
Lavoratori sovraesposti a pesi e “usurati”: la Procura muove l’Ausl e indaga su malattie professionali. Aziende a processo
CASTELNUOVO. È sempre più esplosivo il comparto della lavorazione carni che vede la zona produttiva che gravita attorno a Castelnuovo essere al centro di inchieste, di bracci di ferro tra proprietà, tra cooperative, tra sindacati e, per ultimi, tra i lavoratori sempre più sfruttati a tutti i livelli,
Da anni i sindacati stanno combattendo il fenomeno delle cooperative spurie o finte, vantaggiose per i proprietari degli stabilimenti e invece forme di sfruttamento, quasi di caporalato, nei confronti dei lavoratori, la maggior parte stranieri, indiani, cingalesi, ma sono presenti anche parecchi italiani, che vedono calpestati in propri diritti. Ma c’è un altro fenomeno, forse meno eclatante, passato in sordina ma non per questo meno grave e preoccupante e che indica quanto ancora si debba fare per dare dignità lavorativa in questo settore.
Come informa la Procura, si tratta dell’aumento, della diffusione purtroppo ormai capillare, delle malattie professionali. Ovvero lavoratori che si trovano la cosiddetta “schiena spezzata”, che hanno lesioni agli arti superiori dovute proprio al continuo trasporto di pesi, al sovraccarico meccanico delle braccia per gli sforzi compiuti negli stabilimenti, a sovraesposizione ai pesi. Insomma un sforzo fisico, dovuto al lavoro stesso, uno stress che, prodotto in modo continuato, ha provocato una lesione al lavoratore. Il lavoratore “consumato”, che non riesce più a “produrre” come prima, viene piano piano accantonato, spostato ad altre mansioni e alla fine scartato del tutto. Malattie professionali dunque: su tavoli della Procura, nell'arco degli ultimi anni, sono arrivate decine e decine di certificati dell’Inail che hanno fatto scattare la fila degli accertamenti. Le carte con il caso segnalato dall’Inail finiscono ai magistrati e le stesse carte vengono girate all’Ausl che con i suoi esperti della Medicina e dell’Ispettorato del lavoro iniziano ad indagare. Si muovono per accertare cosa abbia provocato la situazione anomala: il fine è di capire se si è in presenza o meno di una malattia professionale, di cui pertanto bisognerà valutare se la responsabilità sia del datore di lavoro e se all’interno della dita sono state seguite tutte le norme per la tutela della salute del lavoratore. Quando l’Ausl trova irregolarità, ecco che la Procura inizia ad indagare. E, come ha affermato la stessa Procura, nell’arco degli ultimi anni sono alcune decine le ditte finite a dibattimento, rinviate a giudizio e processate per questo motivo. E alcune sono state condannate. Se condannate dunque devono provvedere per eliminare le cause della malattia professionale, prendere provvedimenti per la tutela dei lavoratori.
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