«Così le strade della droga arrivano fino a Modena»
Chi sono e come operano a Modena i tanti spacciatori, compresi anche minorenni. Chi guadagna fino a 200 euro al giorno e chi va e viene dall’estero per importare
MODENA. Un’auto a fare da sentinella precede la vettura con il "carico" di una decina di chilometri. Le due auto restano in contatto telefonico permanente, nel caso in cui ci fosse un blocco della polizia l'auto “pulita” avverte l'altra con la merce. Un rischio importante, almeno cinque anni di carcere se pizzicati.
Il viaggio si compie in giornata: andata e ritorno in 24 ore sulle autostrade dell'Europa del nord, evitando la dogana svizzera, facendo il giro largo via Francia o via Austria-Brennero. Poi tappa a Milano o a Brescia, i grandi hub dello smistamento del Nord Italia, dove si procede alla distribuzione del “fumo” agli spacciatori locali.
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PICCOLE MEDIE IMPRESE Non stiamo parlando di Pablo Escobar ma di piccole-medie “imprese” dello smercio di sostanze stupefacenti che agiscono in territori limitati. La catena dello spaccio parte dai grossisti olandesi e da un'attività costante da parte dei “cavalli”, coloro che hanno la responsabilità di trasportare la droga. È un traffico internazionale su gomma che parte da villaggi sperduti dell'Olanda meridionale, paese in cui la vendita di droghe leggere è permessa, e passa (e arriva) per Modena.
È una delle rotte che compie l'hascisc per arrivare in nord Italia. Cocaina e eroina seguono infatti un diverso itinerario che passa dalla Spagna o dai Balcani.
La catena del commercio dell'hascisc parte dai fornitori olandesi e passa per gli importatori italiani legati o meno alla criminalità organizzata; seguono poi i “cavalli”, i distributori locali e infine gli spacciatori che si occupano materialmente della vendita al dettaglio della merce nelle strade e nelle piazze.
MINORI ARRUOLATI. Anche a Modena, questi ultimi, spesso minorenni di origine nordafricana, sono l'ultimo anello del sistema. Alcuni vengono dalle strutture per minori non accompagnati che a Modena sono 112, quasi la metà di questi ragazzi sono giunti in città nel 2016.
A loro viene affidata la vendita al dettaglio, sono loro che in prima linea rischiano ogni giorno. Fanno vita da strada, uno di loro - ospite di una struttura - lo incontriamo in un pomeriggio a ridosso di ferragosto mentre fuma uno spinello e ascolta musica araba dal cellulare. Ai suoi piedi alcune bottiglie di birra. È da solo, seduto su una panchina, all'ombra del cavallo di Paladino, sulla spianata del Mata recentemente riqualificata.
Ha 16 anni, viene dalla Tunisia e anche lui si “chiama” Ramzi. Ramzi è un nome falso che molti giovani portano sin dallo sbarco clandestino in Italia per evitare l'identificazione e passare anonimi nelle città europee.
SFRUTTATI DAI PIÙ GRANDI La loro presenza per strada è evanescente, possono sparire inghiottiti all'improvviso in un'altra città o venire arrestati e mandati in carcere minorile, e riflette le varie ondate migratorie: gli ultimi arrivati non parlano l'italiano e vengono sfruttati spesso da connazionali più grandi. Sono loro che portano addosso la mercanzia da vendere mentre i paesani più furbi, temprati dalla strada, li scortano seguendo il denaro e la merce, sorvegliando ogni loro movimento.
200 EURO AL GIORNO.«Riesco a tirare su 200 euro al giorno»; dice Ramzi. Cifre non proprio da narcotrafficante colombiano ma da “soldatino”, l'ultima ruota del carro che lavora sul campo. Si muove velocemente Ramzi, fra la zona della stazione e il Novi Sad. Nasconde il “fumo” nelle aiuole del parco ma spesso tiene in mano la pila di “tocchi” da 10 euro, le dosi di fumo tagliate sottili in barrette, cosi da potersene liberare all'istante gettandola in caso di pericolo, di controllo della polizia. Ramzi non sogna un lavoro in banca, aspira ad allargare il suo piccolo business, i suoi 16 anni sono fatti di illegalità e di mancanza di prospettive. Fantastica di “muovere” chilogrammi di fumo in tutta Italia, di diventare un gangster alla “Scarface”.
Intanto dorme in struttura e riceve quasi quotidianamente una ventina di grammi di hascisc da spacciare da un distributore modenese che a sua volta si rifornisce dai grandi corrieri di Milano.
CITTÀ DIVISA A ZONE. Sono decine i “Ramzi” che fanno vita da strada in città e che macinano chilometri a piedi o in bicicletta tutti i giorni per rifornire di hascisc i modenesi: dalla stazione dei treni e da viale Gramsci, passando per la zona del “Tempio”, il Mata e i vicoli del centro della movida fino alla stazione delle corriere e il parco Novi Sad.
L’INTERMEDIARIO. Al Novi Sad incontriamo Sandro (il nome è inventato, ndr), uno “della vecchia guardia”, si definisce. E' modenese doc, trentenne. Gli ultimi 10 anni li ha trascorsi per strada senza domicilio fisso, fra squat, droga e degrado.
Deambula bevendo una lattina di birra da discount, mi confida che non potrebbe consumare alcolici perché ha l'epatite. Fa caldo e porta una maglietta corta: le sue braccia sono livide, crivellate dalle punture di eroina.
Sandro fa il fixer, ovvero trova la droga per terzi in cambio di una piccola percentuale. Si muove con destrezza fra i capannelli di nordafricani, parla anche un po' di arabo:«Salam ragazzi, avete del fumo?», chiede disinvolto.
CAVALLI SOLITARI. Oltre ai piccoli spacciatori sfruttati che rispondono a ordini superiori, a Modena non mancano i cavalli solitari, gli insospettabili, i piccoli-medi imprenditori della canapa. Praticano un contrabbando creativo, portano chili di hashish sfruttando il car sharing, come Massimo, fattorino di professione ufficiale e piccolo importatore di cannabis: «Siamo in quattro, una piccola società, di norma andiamo ogni mese con due macchine, usando il metodo della vedetta ma è successo di viaggiare anche con Blablacar».
Blablacar è una piattaforma digitale che offre la possibilità di spostarsi in tutta Europa insieme ad altre persone con la stessa destinazione condividendo le spese della macchina e del viaggio.
AUTO CONDIVISA. «È un sistema molto economico e abbastanza sicuro. Poi, tornare dall'Olanda in compagnia di rispettabili e ignare famiglie, con il trolley pieno di fumo, dà una certa soddisfazione», dice Marco. Non si va ad Amsterdam per comprare all'ingrosso, mi spiega: «È un posto turistico e controllato, è facile dare nell'occhio».
La banda di Marco si rifornisce nei villaggi olandesi lungo il confine con il Belgio, fra le nebbie del Brabante settentrionale, sull'asse che porta da Anversa a Rotterdam. In cittadine di frontiera come Roosendaal o Bergen op Zoom dove si approvvigionano i trafficanti belgi e francesi e dove i coffee-shop si chiamano “Koyaanisqatsi”, “Yellow moon”, “Christiania”, “Miami”, mentre le ganje hanno nomi esotici come “Northern lights”, “Acapulco gold”, “White widow”, “Holland's glory”.
MODENA-OLANDA.Massimo mi spiega che per le grosse quantità si rifornisce da privati olandesi, coltivatori diretti di marijuana: «E' vietato acquistare più di 10 grammi nei coffee-shop, inoltre l'accesso agli stranieri è limitato per legge».
Una volta conclusa la transazione ci si rimette subito al volante e si torna direttamente a Modena. 2400 chilometri in 24 ore, per una media di un paio di chili al mese di hascisc di prima qualità, uscito dalle serre dell'agronomia olandese più all'avanguardia: «Preferiamo rimanere dei piccoli imprenditori di passaggio in questo settore, non attirare l'attenzione e volare basso, vendiamo fumo di qualità ai nostri amici e non agli sconosciuti per strada. Ma non ne facciamo un progetto di vita: io vorrei tornare all'università e concludere gli studi», dice il giovane.
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