La parabola negativa dei giovani pusher: dai semplici “affari” a furti, scippi e rapine
La rete dello spaccio, come si evince nell’articolo di questa pagina, è ben articolata: dall’alto sembra di vedere piccoli formicai in zone ben precise, ovvero stazione treni, parco XXII Aprile, aree...
La rete dello spaccio, come si evince nell’articolo di questa pagina, è ben articolata: dall’alto sembra di vedere piccoli formicai in zone ben precise, ovvero stazione treni, parco XXII Aprile, aree e strade limitrofe ai viali del parco, Strada San Cataldo e parco Ferrari, e poi tutto un muoversi, un brulicare di persone che vanno e vengono, a piedi o, quasi sempre, in bicicletta. Il sistema droga è una costante da anni: cambiano le pedine, cambiano i protagonisti, ma l’impianto regge e si rinnova. C’è però un fenomeno preoccupante che, come segnalano le nostre cronache, si sta diffondendo nell’ultimo periodo: quello della “parabola” negativa del piccolo spacciatore. Questi ha un ruolo quasi confidenziale con i giovani clienti, spesso fuma con loro e non solo l’hascisc rientra nei suoi affari. Per fare strada infatti diversifica la sua merce e si mette così a lavorare anche con l’eroina: è diffusa perché, oltre ad essere molto economica non viene iniettata ma inalata. Scaldata sulla stagnola e respirata con forza col naso: dà un effetto alternativo ai “soliti” spinelli. E così anche il giovane pusher inizia a tirare eroina, inizia a diventare dipendente e il lavoro non gli basta più. Inizia a delinquere in senso tradizionale: furti di cellulari, auto razziate, scippi, rapine nei negozi. (s.to)
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