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«Così Modena non ha chiuso le sue porte»

«Così Modena non ha chiuso le sue porte»

Il progetto di ricerca dell’Università “Il posto di chi arriva” si propone di raccontare l’immigrazione

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Prosegue il progetto “Accogliamo” una ricerca avviata dall’Unione Donne Italiane di Modena per raccontare il tema dell’accoglienza a Modena dal dopoguera ad oggi, attraverso la testimonianza di chi si è prodigato nel corso degli anni per accogliere bambini, famiglie, persone in difficoltà lo spirito della comunità modenese, che non ha mai eretto muri o chiuso le porte al prossimo.

La ricerca è aperta al contributo dei cittadini che vogliono partecipare: (chi è in possesso di materiale fotografico e testimonianze di accoglienza in provincia di Modena nel secondo dopoguerra può scrivere a cronaca.mo@gazzettadimodena.it).

Un progetto che ben si sposa con un altro avviato quasi in contemporanea e che si intitola “Il posto di chi arriva”.

Il progetto, è stato ideato dal Laboratorio di Storia delle Migrazioni nato in seno al Dipartimento di Studi Linguistici e Culturali di Unimore nel 2015. L’obiettivo è quello di promuovere una ricerca interdisciplinare sui cittadini immigrati in specifiche realtà del territorio provinciale, la città di Modena e il Distretto Ceramico, con una periodizzazione storica che va dai primi consistenti spostamenti dalle regioni del Mezzogiorno (anni ’60 e ‘70) al manifestarsi delle migrazioni non comunitarie di massa (anni ’80 e ’90). Il gruppo di lavoro che se ne sta occupando è composto da storici, sociologi, economisti, videomakers e ricercatori, interni o esterni all’Università: Lorenzo Bertucelli, Antonio Canovi, Giuseppe Morrone, Alberto Molinari, Maurizia Camurani, Federica Caserta, Mirco Marmiroli, Chiara Strozzi, Martina Fontana, Claudio Baraldi, Valentina Malavasi.

«Il progetto - spiega il ricercatore Giuseppe Morrone - pone un particolare accento sui luoghi dell’abitare e del lavoro nell’esperienza delle persone e contestualmente sull’offerta di accoglienza messa in campo dalle istituzioni e dalle reti sociali nelle due distinte fasi migratorie, contraddizioni e difficoltà comprese».

Obiettivo innovativo della ricerca è la comparazione sul lungo periodo dei processi di inclusione dei migranti nell'ambito della sfera pubblica, rimarcando dunque un tipo di accoglienza che non si limita al soddisfacimento dei bisogni e alla garanzia dei diritti ma che incrocia il protagonismo civile e la partecipazione alla vita democratica nei nostri territori, ipotizzando una peculiarità emiliano-romagnola.

«A tale proposito – prosegue Morrone - stiamo effettuando una serie di interviste a migranti meridionali e stranieri, in particolare a persone che hanno scelto di impegnarsi nel mondo dell'associazionismo sociale, culturale e religioso, nel mondo sindacale e politico. Indagare da una prospettiva storica il tema migratorio colmerà non soltanto una lacuna scientifica, tanto più accentuata nel caso delle migrazioni interne spesso neanche problematizzate come oggetto di studio, bensì potrà produrre elementi di conoscenza utili per i decisori pubblici e le amministrazioni”. Non è un caso che il progetto si regga su una sinergia costruttiva tra mondo accademico, enti locali, mondo associativo ed economico e che conti sul sostegno finanziario della Fondazione Cassa di Risparmio di Modena e dei comuni di Modena, Sassuolo, Fiorano e Maranello.

«D’altro canto e data la persistente attualità dell’argomento – conclude Morrone - la restituzione alle comunità non si limiterà alla consueta formula del libro più convegno bensì punterà su linguaggi e strumenti in grado di raggiungere il pubblico più largo possibile attraverso la produzione di un documentario video e di un’unità didattica per le scuole».

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