Alla Corte dei Conti le spese della Regione per polizze sanitarie
Ballestrazzi (Msa): «Una delibera già bocciata in altri enti» Cgil: «È salario accessorio, tutto ok». Già pagato 1 milione
«È legale che la Regione, un ente pubblico, sborsi 600 mila euro all’anno per finanziare Unipol e la medicina privata a lei collegata, pagando una polizza sanitaria ai dipendenti?».
È questa in buona sostanza l’accusa di Vittorio Ballestrazzi, ex consigliere di Modena Salute Ambiente (Msa), che sulla questione ha presentato un esposto alla Corte dei Conti dell’Emilia a dicembre 2015.
Ora il bubbone è scoppiato in pubblico. Il consigliere Piergiovanni Alleva della lista l’Altra Emilia Romagna (una coalizione di gruppi alla sinistra del Pd) ha presentato un’interrogazione a cui la Regione ha risposto in maniera stringata. E ora che la questione è diventata di pubblico dominio anche il consigliere della Lega Nord Stefano Bargi ne ha promessa una analoga. Dov’è dunque la ragione della contesa?
«Che un ente pubblico non possa pagare con propri fondi le assicurazioni private per i propri dipendenti - incalza Ballestrazzi - credo che sia pacifico. A dirlo non sono io ma la stessa Corte dei Conti dell’Emilia Romagna con una sentenza del 2012. I magistrati contabili, a pochi mesi dalla presentazione di un esposto su una spesa identica da parte di un’ex Opera Pia di Bologna, hanno emesso il loro verdetto. Per loro quella spesa era illegittima e dunque hanno rispedito al mittente il provvedimento. E l’ufficio legale della Regione che fa?» L’unico intervento ufficiale è la nota del direttore generale Lorenzo Broccoli in cui si precisa i nomi del vincitore dell’appalto dal 2009 al 2011 e dal 2011 al 2013, ovvero le assicurazioni Generali. Poi c’è stata una sospensione delle polizze, con prevedibili mugugni dei 2600 dipendenti regionali, sino a ottobre 2014 quando con il nuovo appalto, valido sino a metà ottobre 2016, ha vinto l’Unipol con la sua consociata Unisalute. E ora è arrivata anche un’integrazione di spesa per il migliaio di dipendenti in più che sono passati dalle Province alla Regione. L’unica precisazione dello stesso Broccoli riguarda la spesa che per l’ultimo biennio viene quantificata in 943.756 euro. A conti fatti quasi mezzo milione di euro all’anno per l’ente di via Aldo Moro, spicciolo più o meno. Ma a questi fondi vanno aggiunti anche i contributi pagati dagli stessi dipendenti.
È qui infatti il nodo della questione su cui i giudici della Corte dei Conti ancora non si pronunciano. La polizza sanitaria è di fatto un pezzo di stipendio anche se non quello base ma fa parte del salario accessorio previsto dal contratto integrativo degli enti locali.
A parte la pausa dovuta alla vertenza per l’ex Opera Pia, con relativa sentenza che ha fermato la spesa anche in Regione per alcuni mesi, l’ufficio legale della Regione ha dato il suo parere ma in ogni caso le pressioni politiche per ripartire con la polizza sono state fortissime.
«Non entro nella questione ideologica - premette la modenese Adele Ventura, responsabile per la Fp Cgil dei rapporti con l’ente Regione a Bologna - Però la possibilità di forme diverse di salario accessorio è già prevista dal contratto nazionale del 2000 che è stato fatto proprio dalla legge regionale 43 del 2001. Bene, nella sua potestà legislativa la Regione ha emanato questa norma in cui si prevedevano stanziamenti per migliorare, con i fondi del contratto integrativo, il benessere psicofisico dei dipendenti. Ed è questa la base legale per cui una parte del salario integrativo viene usata per le polizze sanitarie».
E la bocciatura della Corte dei Conti? Qui si entra nei si dice, sino a che non ci sarà una sentenza sul caso specifico. Pare infatti che il ragionamento della Regione, pur di fornire le polizze ai dipendenti dopo la bocciatura dei magistrati contabili, sia stato più o meno questo. «L’integrativo bocciato dell’ex Opera Pia - avrebbero concluso in via Aldo Moro - prevedeva nero su bianco le spese per la polizza, non prevista dai contratti nazionali. Noi invece lo decidiamo di nostra iniziativa dopo l’accordo con i sindacati». Di qui la scelta di una determina dirigenziale: basta cambiare l’intestazione del foglio di carta per rendere legale il pagamento di una parte o dell’intera polizza per la salute dei dipendenti? La Regione ha voluto mettere la Corte dei Conti di fronte a una scelta già scontata?
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