Gazzetta di Modena

Modena

Il lungo cammino di Paola per ritrovare se stessa

di Laura Solieri
Il lungo cammino di Paola per ritrovare se stessa

La 53enne racconta il suo viaggio di 860 chilometri a piedi sino a Compostela «Ho staccato la spina col lavoro e vissuto momenti semplici ma profondissimi»

3 MINUTI DI LETTURA





Voltarsi verso il sole e urlare grazie al mondo, a pieni polmoni, in una mattina d'estate, quando la luce inizia ad indorare il giorno e il cammino si fa promettente.

Paola Poluzzi, 53 anni, di Modena, 860 km a piedi in 36 giorni, ha gridato più volte il suo grazie lungo il Cammino di Santiago di Compostela da cui è appena tornata entusiasta, come la prima volta che lo ha intrapreso, nel 2013, percorrendolo solo in parte, per circa 500 km.

«La seconda volta ne ho percorsi 640 e quest'anno l'ho fatto tutto, e arrivata alla meta ho proseguito per altri 90 km in tre giorni. Ho fatto il cosiddetto Cammino Francese, il percorso più popolare tra quelli che costituiscono il Cammino di Santiago. Tutte e tre le volte - racconta Paola - sono partita da sola, consapevole della solitudine a cui si va incontro in un'esperienza del genere e che personalmente ricercavo. Quando parti da solo, stai molto con te stesso, può succedere di camminare per chilometri e chilometri senza nessuno, creando spazi di introspezione, riflessione, ascolto e silenzio, unici. Era da tanti anni che ne sentivo parlare e avevo voglia di provarci, così nel 2013, complice la svolta che ho dato alla mia vita professionale dedicandomi a tempo pieno alla libera professione e ricavandomi disponibilità di tempo diverse, sono partita».

Paola è counsellor e formatrice, un lavoro in cui la “fatica” mentale è superiore rispetto a quella fisica. «Ho scoperto che lo svuotamento della mente che riscontro passo dopo passo, mi crea dipendenza dal cammino, mi rigenera e questo porta benefici anche sul lavoro. Non c'è un vero e proprio metodo da seguire per prepararsi al cammino – prosegue Paola - Nei mesi precedenti, sono andata a camminare per due, tre ore di seguito, ho preparato la muscolatura e soprattutto ho allenato le scarpe, che non devono essere nuove. Poi, il vero allenamento lo fai direttamente sul campo dove ti muovi con 7,8 kg di zaino sulle spalle». Un sacco a pelo leggero, un impermeabile, qualche integratore. Paola afferma che ci sono tante cose di cui possiamo fare a meno nella vita di tutti i giorni, ma uno se ne accorge solamente durante il cammino. «Uno dei maggiori insegnamenti che porto con me da questa esperienza è che possiamo fare veramente tanto, con poco. Mi sentivo molto felice con la mia casetta sulle spalle, con dentro le mie poche cose. Poi ci sono quelle cose che devi lasciare a casa per goderti il cammino ma anche questo lo scopri strada facendo. È giusto che una persona parta con il suo bagaglio di aspettative, desideri, timori e lo apra piano piano durante il percorso. Per quanto mi riguarda, è cambiato molto il mio modo di vivere il cammino, non c'è un modo giusto o sbagliato di “camminare il cammino”, ognuno ha il proprio approccio, lo fa a modo suo, e deve rispettare quelli che sono i propri bisogni».

Paola dice che molte delle persone incontrate le hanno detto di ritenere questo cammino troppo commerciale e poco spirituale. «Non sono d'accordo – afferma lei – perché secondo me non è il cammino a dover essere spirituale ma è il proprio approccio che lo rende tale o meno. La cosa più bella incontrata lungo la via – prosegue Paola – è stata una persona che camminava con una gamba artificiale, con molta dignità. Gli incontri con tante persone diverse rendono questa esperienza unica: è un incontro che avviene su un piano diverso rispetto a quello della vita di tutti i giorni, perché in questa situazione si è molto più disposti ad aiutarsi a vicenda. Prima di partire - conclude Paola - non sapevo che ci sarebbero stati momenti di espansione e di pienezza così intensi, momenti molto semplici, in cui ho sentito tutta la bellezza di quello che mi circondava. Momenti di profonda connessione con la natura e infinita gratitudine nei confronti della vita, del creato. Quando provo un sentimento di gratitudine così forte, per me è occasione di enorme nutrimento».

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Gazzetta di Modena per le tue notizie su Google