«Era molto preoccupato: noi non l’abbiamo capito»
I vicini di casa sbigottiti per l’episodio: «Ci spiace non averlo potuto aiutare» Medici nel mirino: «Dovevano riconoscere che per lui il carico era eccessivo»
«Ero qui con lui, su questa panchina, un paio di giorni fa. Mi aveva confessato che era molto preoccupato per la malattia di sua moglie».
Una vicina di Pierino Corradini, detenuto nel carcere di Sant’Eufemia dopo avere ucciso la propria moglie malata di Alzheimer, racconta emozionata: «Alla luce di quello che è accaduto mi spiace non avere usato più parole di conforto, magari offrendogli la mia collaborazione. Ma sa - continua - sono parole che si dicono in certe circostanze. Per lui evidedentemente si trattava invece di uno sfogo dovuto a una situazione che si era aggravata ma che noi vicino non abbiamo saputo cogliere nella sua drammaticità».
Nel palazzo in cui è avvenuta la tragedia sono tutti sbigottiti e addolorati. Il ricordo va soprattutto a lui, Corradini. «Mi spiace - dice Barbara Buganza, residente nel palazzo - un uomo di quell’età non meritava di finire la propria esistenza in quel modo. La sua è una brava famiglia, tutti molto uniti. Incredibile a cosa si possa arrivare...». «Pierino - ricorda Vanna Beltrami - era bravissimo ad accudire la moglie. Faceva tutto lui in casa: puliva, preparava da mangiare, andava a comprare i medicinali. Non l’ho mai visto litigare con sua moglie, nemmeno una volta. Quanto accaduto mi lascia a bocca aperta, una cosa che mai e poi mai mi sarei aspettato da lui». Il tema suggerisce anche riflessioni sul tema dell’assistenza. «Per me - dice Sergio Gasparini - davanti a certe malattie dovrebbero intervenire i medici e valutare se la famiglia è in grado di sopportare stress così grandi come quello di gestire in casa un malato di Alzheimer. A volte, come in questo caso, all’apparenza i congiunti sembrano razionali e mentalmente stabili e quindi in grado di affrontare la gestione di un malato “complesso”, ma non sempre l’apparenza coincide con la realtà».
«Davvero impressionante quanto accaduto - riflette poi Flavio Bellani - anche perché mi pare che abbia fallito tutta la comunità. Possibile che nessuno si fosse accorto che l’anziano non sarebbe riuscito a gestire l’anziana moglie? I medici che consigli hanno dato alla famiglia? Poteva un anziano di 85 anni sopportare una pressione simile? Una comunità che sia tale entra in azione per proteggere i propri membri, ma mi pare che in questo caso qualcosa non ha funzionato e ora a pagare sarà Corradini assieme alla sua disperata famiglia».
Il sintomo precoce più comune dell’Alzheimer è la difficoltà nel ricordare eventi recenti. Con il procedere dell’età compaiono sintomi gravi come il disorientamento, cambiamenti repentini di umore, depressione, incapacità di prendersi cura di sé. E il malato tende a isolarsi dalla famiglia.
Rino Filippin
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