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Modena. Eredità Delfini, al Papa la decisione

di Saverio Cioce
Modena. Eredità Delfini, al Papa la decisione

Si aspetta un provvedimento della Santa Sede per l’accettazione del lascito. Così partiranno le pratiche per la successione

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MODENA. Sull’eredità Delfini toccherà a Papa Francesco l’ultima parola nella complicata vicenda che riguarda l’eredità. La decisione della Santa Sede, che dovrebbe accettare l’eredità dei due fratelli scomparsi tragicamente il 23 maggio scorso, sarà il primo passaggio per arrivare a dirimere una questione legale e patrimoniale.

Al centro della contesa i sei cugini di primo grado che vede sei cugini rivendicare una quota del lascito universale affidato con uno stringato biglietto alla Chiesa. Un patrimonio di parecchi milioni di euro e che comprende in primis la quota di un terzo della società che gestisce Villa Igea a Modena e poi case e terreni tra la Bassa Modenese e la Romagna oltre ad altri beni di notevole entità.

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«Il coinvolgimento del Vaticano non ha nulla di straordinario ma è un passaggio legale inevitabile»: questa in sintesi l’opinione di chi sostiene la piena legittimità della donazione i cui passaggi amministrativi portano inesorabilemente a Roma. Le parole scritte poco prima di morire da Giulio Delfini, 74 anni, già primario nella clinica fondata dal padre assieme a due colleghi nel 1937, ufficialmente non lasciano spazio a dubbi.

Lo scritto è perfettamente leggibile e comprensibile, c’è la data ed è stato sottoscritto con grafia ferma con nome e cognome. «Lascio tutto alla Chiesa» queste le ultime volontà di Giulio che si è sparato poche ore dopo aver scoperto la fine del fratello, deceduto per cause di morte naturale. La solitudine e la disperazione del medico, che per tutta la vita era vissuto nello stesso appartamento di Rua Muro assieme a lui, possono solo essere intuite. Ed è su questo punto che i legali dei cugini potrebbero far leva per impugnare in sede legale il foglio con il testamento olografo.

La legge dice infatti che il diretto interessato quando scrive le sue ultime volontà deve essere in condizione d’intendere e di volere. Dunque: una persona di valore come Giulio Delfini, professionista di valore e sempre inappuntabile anche nei suoi impegni come amministratore di Villa Igea, era in sè quando ha scritto poche parole prima di farla finità? Era in grado di intendere e volere quando teneva a fianco dello scrittoio la pistola, regolarmente autorizata, e pensava di porre fine ai suoi giorni?

Per capire il grado del suo sconvolgimento psichico ci sono pochissimi elementi. Anzi, solo uno; i tempi in cui ha maturato la decisione sono stati strettissimi, tra le 20 (quando non lo ha visto arrivare a cena e lo scoperto esanime) e le 5 della mattina successiva (quando c’è stato un intervento sul sistema d’allarme, azionabile solo dall’appartamento). In nove ore ha subito lo shock della morte del fratello Paolo, è rimasto da solo con i catenacci ben chiusi dietro la porta di casa, ha scritto il biglietto, ha estratto la pistola e si è sparato. Non prima di affidare il vasto patrimonio di famiglia alla Chiesa cattolica con un biglietto trovato a fianco dei corpi.

I legali delle parti sinora hanno trovato un’intesa di massima. «È nell’interesse di tutti procedere a una ricognizione dei beni. Poi, quando avremo chiaro il quadro, vedremo il da farsi». L’avvocato Alberto Della Fontana per la Diocesi di Modena, i colleghi Paolo Moschi e Rossella Adani per i cinque cugini modenesi e l’avvocato che rappresenta una cugina residente a Bologna, hanno siglato una pacifica tregua sulle carte bollate.

A tre mesi dalla scomparsa dei due fratelli bisogna capire chi è il destinatario della totalità dei beni del testamento, indipendentemente da eventuali accordi e transazioni patrimoniali tra le parti in causa.

In breve. A chi si riferiva Giulio Delfini poco prima di morire, alla Diocesi o al papato? Problema risolto dopo una consultazione breve con una conclusione a senso unico. La Chiesa cattolica romana ha un solo unico vertice, il Papa. Ed è a lui, come monarca religioso nell’ordinamento canonico, che affluiscono tutte le donazioni che arrivano dall’orbe cattolico. Ed è lui che deve decidere chi deve agire in sua vece in sede locale.

Conclusione: è la Santa Sede che deve accettare l’eredità, magari con riserva, per far partire le procedure ereditarie che comprendono la stima dei beni e poi la loro attribuzione, comprese le questioni fiscali per le tasse di successione.

Solo a quel punto si saprà chi sarà delegato a Modena a gestire l’intera vicenda.

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