Pierino: «Vorrei poter tornare indietro»
L’omicida al pm: «Facevo la lista della spesa, lei a causa dell’Alzheimer mi ha aggredito e questa volta non ce l’ho più fatta»
Pierino Corradini, 85 anni, accusato di omicidio volontario, di aver ucciso con tre colpi di pistola la moglie Maddalena Pavesi, malata di Alzheimer e più giovane di lui di tre anni, è disperato, distrutto. Ha ripetuto più volte al magistrato, il sostituto procuratore Claudia Ferretti che lo ha interrogato, che «se la polizia non fosse arrivata subito a casa sua l’avrebbe fatta finita», si sarebbe sparato togliendosi la vita, mettendo fine a tutta questa vicenda. Durante l’interrogatorio col Pm e anche durante il colloquio, questo ieri mattina, con il suo avvocato Antonio Grillenzoni, affidatogli d’ufficio, l’anziano ha ripetutamente pianto, ha detto «vorrei mettere indietro le lancette dell’orologio, vorrei poter tornare indietro», che ha sbagliato ma di aver agito così, d’impulso, perché era disperato.
Come ha spiegato la dottoressa Ferretti dopo l’interrogatorio dell'altro pomeriggio «Corradini ha ammesso i fatti, era molto provato. Ha detto che la moglie aveva l'Alzheimer da circa due anni e negli ultimi sei mesi era diventata aggressiva. Più volte lei aveva tentato di prenderlo, di picchiarlo e lui la bloccava. Lunedì mattina ha spiegato che lui stava facendo la lista della spesa scrivendo le cose da comprare eli gli si è gettata contro, lo ha aggredito senza un motivo particolare. Non c'è stata una causa scatenante, un litigio, una discussione sulla lista della roba da prendere, ma è stata una aggressione dovuta alla malattia. Lui ha riferito: “Non so cosa mi sia preso, ma non ce l’ho fatta più”, è andato in camera, ha preso la pistola che aveva nel comodino, lei era seduta sul divano, dove Corradini l’aveva spinta bloccando il suo tentativo di aggressione, si è avvicinato e le ha sparato tre colpi, tutti e tre i colpi l'hanno raggiunta». È esclusa la premeditazione. Durante l’interrogatorio, riferisce la dottoressa Ferretti. l’anziano ha spiegato che quella era una situazione che non riusciva più a reggere e che di questo ne aveva parlato anche con i figli. Aveva espresso l’ipotesi, la soluzione del ricovero in una struttura: “proviamo a ricoverarla in una struttura, in qualcosa di adatto perché io non ce la faccio più, sono vecchio, è ingestibile“ ha detto. I figli, secondo quanto riferito nell'interrogatorio, lo invitavano a portare pazienza. Lui purtroppo non ha retto.
«Non è stato possibile metterlo agli arresti domiciliari – ha detto la dottoressa Ferretti - perché nessuno dei tre figli ha accettato di prenderselo nella propria abitazione. Non perché non fossero in buoni rapporti, i famigliari hanno motivato con esigenze nella gestione della loro vita quotidiana famigliare, nel senso che non se la sono sentita di prenderlo consentendo gli arresti domiciliari». Non è un rifiuto, non è un abbandono o un voler “depositare” lontano il padre, non c’era tensione tra i famigliari. Ma la consapevolezza che l’85enne può farsi del male, che ha bisogno di assistenza continua.
«Erano in buoni rapporti - prosegue la Ferretti - si frequentavano, una delle figlie, quella che poi ha scoperto 'omicidio, ci andava spesso. Le aggressioni? Diverse volte al mattino, diverse volte al pomeriggio e mai durante le visite di figli». Una convivenza difficilissima, lui aveva la passione delle bocce, del biliardo a stecca, aveva dovuto abbandonare tutto. Oggi si terrà l’autopsia. Il gip Eleonora Pirillo dopo l’interrogatorio di garanzia, deciderà sia sulla convalida dell'arresto che sulla applicazione o meno della misura cautelare della custodia in carcere. L’avvocato Grillenzoni propende per una misura alternativa al carcere e sta contattando una sorella di Corradini che vive nel Mantovano.
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