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Il cadavere dell’assassino da mesi lasciato in una cella frigo

Il cadavere dell’assassino da mesi lasciato in una cella frigo

San Felice. I risvolti della morte di Enrico Guerzoni, che uccise la vicina indiana in via Perossaro Si cerca disperatamente un parente che paghi il funerale. E le vittime annunciano una causa allo Stato

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SAN FELICE. Il cadavere è in una cella frigo della Medicina Legale di Modena. Da oltre due mesi.

Un cadavere rigettato da una indifferenza che va oltre le responsabilità - gravissime - che hanno macchiato nell’eternità la “persona” di quel “cadavere”: Enrico Guerzoni. Colpevole dell’omicidio della vicina di casa. Colpevole di un odio che si è tradotto in un proposito folle: far saltare la palazzina di via Perossaro Vecchia, per togliere la vita a se stesso con un colpo di pistola e prima ai vicini, sparando e cospargendo di liquido infiammabile e alre amenità la palazzina dei “cantonieri”.

La storia a San Felice è nota. Ha tenuto banco per alcuni giorni, e si è apparentemente chiusa con la morte di Guerzoni, dopo una lunga agonia di 23 giorni in ospedale. E con il funerale in India della sua vittima, l’unica, mentre per i vicini - la famiglia Singh - sopravvissuti iniziava un lungo tortuoso iter tra paura, legge e burocrazia, per tornare ad una qualche normalità.

Apparentemente, perchè nessuno ha ancora accettato l’eredità di Guerzoni. Non l’impresario delle onoranze funebri che nel suo “testamento” lasciato disseminato in fotocopia sul luogo del delitto, nominava erede, in cambio di un funerale con cremazione.

Non il figlio, avuto ormai adulto, avuto dalla moglie divorziata, nè i parenti prossimi. Tutti si sono rivolti a legali e notai, per formalizzare la propria rinuncia all’eredità. Ovvero ad una parte della vecchia palazzina di via Perossaro, peraltro gravata dalla necessità di risarcire i parenti della donna assassinata, e i danni provocati ai due alloggi, quello della stessa famiglia e quello di una coppia di fratelli che fortunatamente abitano altrove, ma che su quell’immobile facevano i conti per sistemare la loro vita.

Nei giorni scorsi il Comune aveva chiesto un preventivo a tre ditte, per un funerale “semplice”, minimale. Non la cremazione ricchiesta nel testamento olografo, scritto cioè dal Guerzoni, ma privo di alcuni elementi importanti, come una firma e una data, che andrebbero dunque ricostruiti.

L’operazione del Comune non ha condotto a nulla. Non era un vero appalto, ma un sondagio preliminare. Motivo: l’esistenza di uno stuolo di parenti che sul piano normativo dovrebbero farsi carico di quell’impegno. Il Comune in queste settimane li sta rintracciando ed interpellando, per chiedere loro di far fronte ad un impegno morale prima ancora che normativo. Vedremo.

E la famiglia Singh? «Abbiamo avuto un alloggio del Comune, ma dobbiamo pagare un affitto, mentre stiamo pagando il mutuo per la casa inagibile di via Perossaro. Se nessuno ci risarcirà, saremo costretti a fare causa allo Stato», si sfogano. (ase)

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