Gazzetta di Modena

Modena

L’omicida della moglie spedito al ricovero

L’85enne Pierino Corradini attenderà il processo agli “arresti domiciliari” in una struttura per anziani

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Pierino Corradini, 85 anni, l’uomo che ha ucciso con tre colpi di pistola la moglie Maddalena Pavesi malata di Alzheimer in un momento di disperazione, non resterà in carcere ma aspetterà il processo in una struttura per anziani, una Rsa (Residenza sanitaria assistita) che si trova al Ostiglia una di quelle suggerite agli inquirenti proprio dagli stessi famigliari. Ma il trasferimento dell’anziano non sarà immediato: nella struttura mantovana infatti si libererà una sistemazione consona al suo “arresto domiciliare” soltanto lunedì 29 agosto e pertanto l’85enne trascorrerà ancora qualche giorno in cella, nel carcere di Sant’Anna. Ieri mattina dunque si è tenuto presso il tribunale di Modena l’interrogatorio di garanzia effettuato dal Giudice per le indagini preliminari Eleonora Pirillo.

Pierino Corradini è arrivato verso le 9, è sceso dal furgone blu della polizia penitenziaria.

Non aveva le manette, in mano aveva una bottiglietta d’acqua, camminava a fatica e zoppicava dalla gamba destra, tanto che, molto lentamente ed aiutato dagli agenti, ha affrontato il gradino del marciapiede e la piccola scalinata che dà accesso al tribunale, lato via San Vincenzo. Stanco, spento, provato, l’uomo ha ripercorso davanti al giudice quella terribile mattina di lunedì quando, come aveva già in precedenza raccontato alla polizia e al sostituto procuratore Claudia Ferretti, lui era stato aggredito dalla moglie malata mentre stava facendo la lista della spesa. Malata da due anni, negli ultimi sei mesi era diventata violenta, senza alcun motivo lo aggrediva, senza riconoscerlo, e l’uomo, ha dichiarato anche ieri mattina di non averci visto più. Dopo l’ennesimo attacco, è andato in camera, ha preso la pistola che deteneva regolarmente e ha esploso tre colpi centrandola al busto.

Ieri in tribunale, come ha spiegato l’avvocato Antonio Grillenzoni, «piangeva senza lacrime, si fermava, scuoteva la testa, prendeva il capo tra le mani e poi ripartiva a raccontare e gli veniva il nodo alla gola. Ha più volte affermato di aver perso la testa, di non capire cosa gli sia successo, di non averci visto più». In considerazione della situazione fisica dell’uomo e della sua anzianità, e del fatto che presso i famigliari gli arresti domiciliari sarebbero stati molto difficili, il giudice ha deciso per arresti domiciliari presso una struttura protetta.

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