Il palazzaccio di via Adda chiuso e senza un futuro
Inizia il viaggio nel quartiere Braida tra gli edifici su cui nessuno interviene Il “77” fu sigillato sei anni fa e abbandonato ma c’è chi vive dentro ad un garage
Sono passati ormai 6 anni dalla chiusura dei 66 appartamenti del palazzo di via Adda 77, proprio dietro alla Coop di Mezzavia, e da allora l’edificio, in cui un tempo regnavano degrado e criminalità, è chiuso. Le porte sono saldate e alle finestre le lastre d’acciaio impediscono l’ingresso. Anche il parcheggio è in ordine, ma di certo il panorama per chi si affaccia dalle case vicine non è dei più idilliaci. Oggi comincia il viaggio della Gazzetta di Modena, con foto e racconti, tra i palazzoni abbandonati: tra la rabbia di chi vorrebbe una Sassuolo più bella, le difficoltà del Comune ad intervenire su immobili comunque privati e le storie di chi vive intorno, o dentro, ai palazzi.
Per cominciare bisogna fare un passo indietro con la mente, tornare a 10-15 anni fa, quando Braida andava sui Tg della sera, quando la criminalità, per lo più straniera, faceva il bello e cattivo tempo, intimorendo non poco i tanti residenti onesti della zona (italiani e stranieri), che avevano fatto sacrifici per compare casa o che erano nati e vissuti nella Braida delle piccole palazzine residenziali, poi circondate, negli anni ’90 dai palazzoni.
Oggi la situazione è migliorata, a parte alcuni “naturali” episodi di cronaca, ma restano gli immobili vuoti e il rischio che in futuro il problema delle occupazioni riaccenda l’emergenza. Nel corso degli anni più volte i residenti hanno chiesto alle amministrazioni al governo della città che si facesse qualcosa per riqualificare la zona: poche centinaia di metri in cui sorgono ben quattro edifici abbandonati: via Adda, il Diamante (torre mai finita, che dovrebbe essere abbattuta a breve per far posto ad un supermercato), il “189” di via Circonvallazione e il residenziale “i Gerani”, teoricamente chiuso ma in realtà, come testimoniato da una recente operazione della municipale, tutt’ora riparo per clandestini e sbandati.
La chiusura di via Adda 77 fu disposta dal sindaco Caselli per motivi di sicurezza dello stabile, martoriato dai tanti abusivi che lo avevano nel tempo depredato. Il provvedimento è stato contrastato, infruttuosamente, anche nelle aule di tribunale, da alcuni proprietari. Uno di loro è Francesco Marino, proprietario di uno degli appartamenti chiusi (sul quale ancora grava il mutuo della banca), disoccupato e che da 6 anni vive in uno dei garage dell’edificio, nella parte rimasta aperta. Ad essere chiusi per motivi di ordine pubblico furono infatti solo i 66 mini appartamenti, mentre altre 12 unità abitative, e alcuni uffici, sono tuttora aperti. Nella sezione accessibile c’è anche il garage di Marino, un piccolissimo spazio, sotterraneo, dove l’uomo vive, soltanto tollerato dai condomini, da oltre un lustro.
«I servizi sociali - ha spiegato - non mi aiutano, perché ho dei parenti e non ho figli. I miei genitori sono però malati e vivono con mio fratello in pochi metri: non posso trasferirmi là e perciò finora sono rimasto qui, nell’unico pezzo di casa mia rimasto aperto».
Marino nei pochi metri ha un letto, i mobili della sua vecchia casa, tanti ricordi e qualche tanica in cui tiene l’acqua per lavarsi. Odore di chiuso in estate, perché ogni apertura va sigillata per difendersi da topi e insetti, e d’inverno solo una stufetta elettrica, per riscaldarsi. «Per riaprire il “77” - continua sconsolato - serve la volontà dei condomini, tanti, e anche molti soldi, perché là dentro è tutto distrutto».
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