La sassolese Cinzia Vecchi ha finito la “1001 miglia”
Passione bicicletta per la figlia dell’ex sindaco Alcide: un tour d’Italia estenuante «Servono mesi di preparazione, pure mentale. La differenza la fa la solidarietà»
SASSUOLO. L’unica sassolese alla “1001 miglia d'Italia”, manifestazione per “polmoni forti” è stata Cinzia Vecchi, nome conosciuto in città per la sua passione per la bicicletta (è anche figlia dell’ex sindaco Alcide). Reduce dalla competizione, insieme a due colleghi di Nonantola, si racconta.
Cinzia tu e la bici avete un amore che va indietro nel tempo e che coltivi a cadenza settimanale. Stavolta sei andata davvero oltre.
«Si, stavolta sono andata oltre partecipando alla 1001 miglia. Sono circa 1600 chilometri, è una prova di ultradistanza, non è una gara, non c’è classifica, l'importante è arrivare entro il tempo massimo. È una prova bellissima perché attraversa metà Italia, partendo da Milano si attraversa l’Emilia Romagna, si scavalca l’Appennino romagnolo, per poi scendere in Toscana, Umbria, si arriva fino a Bolsena, si risale la Toscana, si passa in Liguria, le Cinque Terre, il Piemonte a Castellania, la terra di Fausto Coppi, per poi rientrare a Milano. La prova è stata durissima e bellissima al tempo stesso, coi partecipanti accomunati da un grande senso di solidarietà e reciproco aiuto nei momenti di difficoltà».
Un po’ sull’onda della 1001 miglia delle auto storiche o il paragone è irriguardoso?
«Sono due cose molto diverse secondo me, perché 1600 chilometri in auto e 1600 in bicicletta fanno una bella differenza. Poi, è vero che un tratto così lungo richiede impegno anche in auto, ma in bici il motore sei tu, sono le tue gambe, la tua testa, non hai aiuti di sorta».
Come hai preparato questa gara?
«La preparazione è iniziata in autunno – racconta - quando è maturata l’idea di partecipare. Abbiamo messo a punto un programma di preparazione che prevedeva delle uscite settimanali su distanze intorno ai 200 chilometri e poi la partecipazione ad altre iniziative del genere, ne abbiamo fatte 6 o 7 partendo da 200 fino a 600 chilometri, che sono quelle in cui si sta in giro due giorni, per testare le gambe ma anche la tenuta psicologica. Se la testa dice alle gambe di andare avanti, anche se fanno male, continuano».
Tu eri l’unica sassolese iscritta. E gli altri?
«Sassolese c’ero solo io con una squadra di Nonantola, FaseBike Team, dove c’è un gruppo di persone che partecipano a questo tipo di prove. Come squadra eravamo in tre: io, la presidente Sonia Testi e Massimo Leopardi. Loro sono persone di grande esperienza perchè Sonia aveva già partecipato alla precedente edizione e quindi sapeva a cosa si andava incontro e ci aveva istruito, Massimo Leopardi ha partecipato alla Parigi – Brest - Parigi e altre prove da ultradistanza. Quindi abbiamo deciso di partecipare insieme perché ci troviamo molto bene, andiamo tutti allo stesso passo, ci conosciamo, sappiamo quali sono le esigenze l’uno dell’altro, per cui, essendo tutti ben allenati, eravamo abbastanza sicuri di arrivare alla fine insieme. E poi farlo in compagnia aiuta, ci si supporta a vicenda, soprattutto nei momenti di crisi, inevitabili per la fatica, il poco riposo, visto che si dormiva due o tre ore a notte e poi ripartiva».
I tuoi propositi?
«Intanto questo obiettivo è stato raggiunto, ci tenevo. Il prossimo anno vedremo, ma il fisico e la mente hanno bisogno di recuperare».
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