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Referendum, il ministro Martina vota «sì»

Referendum, il ministro Martina vota «sì»

Il rappresentante del Governo, ieri ospite alla Festa Pd, parla più di riforma che di agricoltura

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«Il sì alla riforma costituzionale? Serve anche per il settore agricolo».

Ne è convinto Maurizio Martina. Il ministro per le politiche agricole, alimentari e forestali è stato ieri ospite a Ponte Alto, sede della Festa del Pd. Nella discussione si è parlato poco di campi, ancor meno di alimentazione, zero di boschi. O meglio, si è parlato tanto di Boschi, alludendo con il cognome del ministro Maria Elena al dicastero da lei rappresentato (le Riforme costituzionali). Martina ha approfondito il tema ancor più di quanto fatto dalla civilista di Montevarchi a Bosco Albergati. «Se dovesse vincere il no dimostreremmo Paese è irriformabile», ha sostenuto il lombardo al Pala Conad. Delineate le differenze con la riforma già proposta dal centrodestra, l’ospite ha ribadito che «soltanto con sì si può cambiare la legge elettorale». Perché? «Se vince il no, non ci saranno le condizioni oggettive per rimettere mano alla legge», ha aggiunto. L’intervento si era aperto con il plauso della nomina di Vasco Errani come commissario alla ricostruzione dopo il terremoto nell’Italia centrale. «Nei sedici Comuni colpiti non c’è futuro senza agricoltura», ha detto Martina. Restando nel campo, si è tornati più avanti alla riforma. «Il collegato agricolo 2013 è stato approvato alcuni giorni fa - ha sostenuto l’ospite - dopo 883 giorni. Per alcune parti è nato vecchio». La tutela del territorio? «Uno scheletro fondamentale». Gli interventi per le calamità? «Abbiamo smosso ingenti risorse sui meccanismi assicurativi. Dobbiamo fare ancora di più». La legge sul caporalato? «Speriamo di approvarla entro l’anno. Aumenteremo i controlli del 60%, ma i ghetti continuano». Problemi globali come il blocco dell’export in Russia? «Fatichiamo ad avere risposte immediate. Si deve fare di più a livello comunitario».

Gabriele Farina

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