Ospedali non antisismici «Chi ha pagato i progetti?»
Riesplode la polemica sulla rinuncia al 60% della sicurezza da parte dell’Ausl Gibertoni chiede alla Regione definitiva chiarezza. C’è pure l’esposto in Procura
Il caso delle scuole crollate di Amatrice ha dapprima riaperto la polemica a Mirandola sul cantiere delle scuole locali, nel quale sarà teoricamente garantita una sicurezza sismica limitata al solo 60%.
E ora riapre la preoccupazione sugli ospedali, tanto di Mirandola quanto di Carpi, poichè in questi casi l’Ausl dalla lettura di carte “interpretabili” risulta aver rinunciato ad opere e cantieri già programmati per arrivare a quel famoso 60%.
Una questione già sollevata nei mesi scorsi da una interrogazione alla Giunta Regionale di Giulia Gibertoni (M5S), alla quale era arrivata una risposta standard, di quelle... articolate.
Questione ripresa nei giorni scorsi con una lettura diversa dal consigliere regionale Foti (centrodestra) che ha presentato un esposto alla Procura, nella sostanza sostenendo che l’Ausl ha tentato di truffare il sistema regionale, provando a farsi finanziare progetti già approvati prima del sisma e quindi non strettamente connessi ai danni del terremoto.
La verità compiuta è probabilmente nel mescolamento di tante verità che si vanno sovrapponendo in un puzzle. E l’occasione per fare definitiva chiarezza arriva da un’altra interrogazione della stessa Gibertoni, la quale riapre la partita chiedendo i dettagli e le motivazioni della rinuncia dall’Ausl ai progetti di finanziamento post sisma che aveva presentato.
Per Gibertoni, la Giunta regionale dovrebbe quindi chiarire «per quali ragioni le strutture tecniche della Regione hanno accolto la richiesta dell’Ausl di rinunciare al raggiungimento dell’obiettivo del miglioramento sismico al 60% degli ospedali di Carpi e Mirandola».
Nella precedente mezza risposta, infatti, la Regione aveva detto: «È presumibile che l’Ausl nell’ambito della propria programmazione... abbia valutato di poter raggiungere livelli di sicurezza adeguati senza necessità di ulteriori interventi peraltro già inseriti nel programma del Commissario». Come dire: hanno avuto altro fondi e hanno scelto loro di rinunciare, dopo aver fatto fare e presentato i progetti, noi non sappiamo.
Tant’è che Gibertoni chiede di sapere a che livello di antisismicità siamo davvero arrivati in questo vortice di progetti e lavori fatti e non fatti sulle strutture sanitarie . E chiede «quanto sono costati, per gli ospedali della provincia di Modena, gli studi di vulnerabilità sismica e quali risultati concreti hanno prodotto in termini di lavori e riduzione del rischio sismico» e, in particolare, «quanto sono costati i progetti che l’Ausl ha inoltrato alla Struttura tecnica del commissario delegato (Stcd) e al Servizio per la gestione della sicurezza sismica (Sgss)», per l’approvazione degli interventi di miglioramento sismico. Perchè comunque si tratta di soldi pubblici (anche i progetti) e di sicurezza pubblica.
Relativamente agli ospedali di Mirandola e Carpi, sottolinea Gibertoni, «nella risposta alla mia precedente interrogazione si evidenziava come l’Ausl dopo colloqui con la Stcd e il Sgss giungeva incredibilmente alla “rinuncia dell’obbiettivo del miglioramento sismico al 60%”».
Poichè però da ultimo, in alternativa alle risposte generiche, la Regione ha iniziato a rispondere che c’è un parere dell’Avvocatura che consente alla struttura commissariale di non rispondere, l’interrogazione si chiude invitando ad evitare questo tipo svicolamenti, trattandosi di un argomento delicato.
Resta ad oggi un gioco la complessità di questa vicenda, connotata da tanti dubbi, finchè non verrà fatta piena luce. Confusione - non va dimenticato - favorita dal famoso e teorico limite del 60% di resistenza sismica, specie quando si tratta di edifici pubblici delicati, quali scuole e ospedali.
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