Ospedali e rischio sismico, tutte le criticità ai raggi x
La Regione minimizza ma ammette che le due strutture di Carpi e Mirandola devono ancora arrivare alla soglia del 60 per cento. Il Policlinico è un rebus
Gli ospedali di Carpi e Mirandola devono ancora raggiungere la soglia del 60 per cento, il parametro utilizzato dalla Regione per la sicurezza sismica. Ed è chiaro che, in caso di terremoto, potrebbero rischiare guai più seri che altrove.
Mentre resta un mistero la situazione sicurezza al Policlinico di Modena, anch’esso tirato in ballo dal consigliere regionale grillino Giulia Gibertoni. L’esponente modenese del M5S negli ultimi giorni ha attaccato su questo tema e ieri sera le hanno risposto, negando quasi tutto, gli assessori regionali gli assessori alle Politiche per la salute e per la Ricostruzione, rispettivamente Sergio Venturi e Palma Costi. Una nota della Regione Emilia Romagna ieri sera fornisce alcune informazioni: «Il parametro del 60% di antisismica - spiegano i due amministratori regionali - è stato recepito dalla Regione, basta speculazioni politiche. Dopo la chiusura per inagibili a seguito del sisma di quattro anni fa i due ospedali di Mirandola e Carpi hanno riacquistato la piena agibilità in seguito ai lavori di ripristino. Quei due nosocomi, straordinariamente importanti per la collettività, sono sicuri, così come lo è il Policlinico di Modena. Con i lavori progettati a Carpi e Mirandola l’obiettivo è di portare il livello di sicurezza dei complessi ad almeno il 60%».
Relativamente al Policlinico, però, la Regione non spiega esattamente il livello di sicurezza conquistato dalla vecchia struttura pubblica che in alcune parti (basta recarsi a vederlo) presenta alcuni muri non proprio così ben tenuti. «Sul Policlinico di Modena - spiegano Costi e Venturi su questo punto - non possiamo dire altro se non che la pianificazione degli interventi è stata fatta da tempo, con una tempistica certa e funzionale al pieno utilizzo della struttura. secondo standard di qualità e sicurezza». E ci mancherebbe altro, visto che stiamo parlando del secondo principale ospedale della nostra provincia che proprio in questi mesi si sta fondendo con il primo, il “Civile” di Baggiovara. Ma appunto - dopo lunghe riunioni in Ausl e in Regione a seguito delle accuse a Bologna del M5S - di più non si riesce a strappare sul livello di sicurezza di questa struttura ospedaliera. Venturi e Costi, dopo avere assicurato gli utenti di Bassa e Carpi , forniscono maggiori informazioni su quei centri della salute. «Gli ospedali di Carpi e Mirandola dopo le scosse risultarono inagibili e i lavori di sicurezza e ripristino, partiti subito, furono valutati da una commissione tecnica che assicurò la presenza di ogni requisito di sicurezza necessario. Naturalmente non è da oggi che la Regione pensa che ogni intervento per aumentare la sicurezza delle strutture pubbliche sia un investimento ben fatto. Ma parliamo di elevare il livello di sicurezza, non di creare le condizioni di base. La sicurezza sismica al 60% è quella prevista dalla norma nazionale per la ricostruzione recepita dalla Regione».
La consigliera Gibertoni era stata durissima: «Preoccupa in particolare la situazione del Policlinico di Modena, la cui debolezza statica è nota e di conseguenza la scarsa resistenza sismica. Dopo il sisma 2012 in Policlinico chiuse molti reparti e ha ottenuto 57 milioni a piano e 49 milioni a programma. Essendo Modena fuori dal cratere sismico la situazione deve essere ben grave se il nosocomio ha ottenuto tali finanziamenti».
Anche Antonio Platis, capogruppo Forza Italia nella Bassa, attacca: «A Mirandola dopo 25 milioni spesi non sono arrivati neppure al 60% di livello di sicurezza».
La Regione infine spiega invece che Mirandola ha ottenuto in tutto oltre 35 milioni di euro, mentre a Carpi sono andati 9 milioni di euro e 14 milioni li ha avuti il Policlinico, dove dall’autunno sono previsti nuovi cantieri. (s.l.)
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