Quel palazzone a Braida tra degrado e promesse
Il condominio di via Circonvallazione 189 è un “alveare” con cento alloggi sigillati La beffa “area oggetto di riqualificazione urbanistica” ma tutto è fermo da anni
Continua la nostra inchiesta tra i palazzoni abbandonati di Braida, spesso sigillati e altrettanto spesso occupati da abusivi.
Nel quartiere, per fortuna non più quotidianamente in prima pagina per episodi di violenza e criminalità, restano infatti diversi edifici sgomberati nel coso degli ultimi anni, in teoria inagibili e il cui futuro è quantomai incerto. Dopo esserci occupati del condominio di via Adda 77, chiuso da sei anni, (nei cui garage vive ancora un ex condomino) la seconda tappa non poteva che essere il famigerato “189” di via Circonvallazione: edificio “alveare” da oltre cento appartamenti (più alcuni negozi), chiuso nel gennaio 2009 e a tutt'oggi recintato e teoricamente inaccessibile. Ma purtroppo però solo teoricamente: nella rete, posizionata alcuni anni fa per evitare che ignoti si intrufolassero sul retro e da lì provassero ad entrare nello stabile, è, infatti, ben evidente un apertura. La storia del condominio al civico 189, simile a quella di altri palazzoni di Braida, comincia negli anni '90, quando sull'onda del boom della ceramica i costruttori realizzano condomini signorili composti da mini appartamenti, destinati ad ospitare personale delle aziende. Nel giro di pochi anni però, come ben sanno i sassolesi, alcuni di questi edifici si trasformano in ghetti, abitati da lavoratori stranieri, in mezzo ai quali iniziano ad arrivare anche spacciatori e criminali. In breve il sovraffollamento e la delinquenza portano al degrado l'edificio, con impianti e arredi quasi del tutto distrutti. Nel 2009 sia per necessità oggettiva sia per volontà politica il sindaco Pattuzzi decise di ordinare l'inagibilità e il successivo sgombero dell'edificio, che solo pochi mesi prima era stato interessato da un incendio (per fortuna andò tutto bene, nonostante le numerose bombole di gpl poi ritrovate negli appartamenti e nei garage, che interessò anche i locali del centro islamico di El Huda ). I condomini furono seguiti dai servizi sociali e aiutati a trovare una nuova sistemazione. Da quel gennaio 2009 inizia la seconda parte della storia. Il palazzo chiuso, con le porte murate, è il triste e desolante biglietto da visita per chi arriva in città da Fiorano. Effimera sembra essere la frase scritta sul grosso cartellone che campeggia davanti allo stabile “area oggetto di riqualificazione urbanistica”. Da anni si succedono le richieste dei cittadini per abbattere il “mostro” e sostituirlo con qualcosa di fruibile, fosse anche solo un parco o un parcheggio. Impresa assai complessa, perché i proprietari sono circa 110 e difficilmente si troverà un investitore disposto a trattare con così tanti soggetti. La via dell'esproprio, sulla scorta di quanto fatto in via San Pietro, è altrettanto ardua per un Comune in crisi e oberato dai debiti di Sgp. Intanto, mentre tutto resta immobile, a fine settembre il tribunale di Modena metterà all'asta, per 6mila 750 euro, uno degli appartamenti: inagibile, chiuso e semidistrutto.
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