Modena, guardia medica da abolire? «Per ora è solo una proposta»
Levata di scudi sulla proposta dell’assessore regionale per lasciare l’assistenza notturna al solo 118 A Modena e provincia un centinaio di medici provvede, con i turni, alle emergenze da 15 postazioni
MODENA. L’allarme per la chiusura guardie mediche notturne? Fermi tutti, c’è stato un equivoco.
«Sono stato frainteso - ha puntualizzato in buona sostanza l’assessore alla Sanità della Regione, Sergio Venturi - Non ho mai affermato che avremmo chiuso il servizio a tempi brevi per sostituirlo con il 118. La mia proposta era un contributo al dibattito che c’è anche a livello nazionale ma non è una decisione operativa. Per ora si continua come si è fatto sino a oggi».
Una rassicurazione in estremis, quella di Venturi, che ha sedato le fibrillazioni delle stesse Ausl costrette a rincorrere sui giornali l’evolversi della situazione. Anche a Modena l’ipotesi di una cancellazione della Guardia Medica ha creato allarme innescando un effetto domino che ha coinvolto tutte le componenti del mondo sanitario. Inevitabilmente, verrebbe da dire, visto che in questi giorni al ministero si sta discutendo l’accordo finale a livello nazionale, dopo 11 anni di blocco per la parte normativa e gli organici e sette per quanto riguarda quella economica. Così, leggere i dati snocciolati nero su bianco sull’organizzazione regionale ha creato una levata di scudi su cui poco vale il dietrofront di Venturi.
«Che questo sistema possa e debba essere rivisto non è in discussione - spiega Carlo Curatola, responsabile per la Finmg (il sindacato dei medici di base) del settore delle guardie mediche - Il punto centrale è sempre quello delle risorse. Il potenziamento ipotizzato degli ambulatori di famiglia con i medici delle attuali guardie mediche sino alle 22 di sera, quando comincia a calare l’affollamento delle richieste, deve essere definito. Chi va dove? Su questo aspettiamo lumi. Ma soprattutto va chiarito il ruolo del 118 che a Modena è in sottorganico, come quasi ovunque. Se, ad esempio, il 118 ha un solo medico di turno dalle 24 alle 8 e c’è una constatazione di decesso a domicilio, chi si sposta su un’altra emergenza? Gli infermieri da soli? Quindi quando avremo in mano il testo dell’accordo nazionale potremo poi discuterlo a livello regionale e poi nella nostra Ausl; ogni territorio ha la sua specificità e i Comuni di montagna, per esempio, hanno esigenze diverse da quelle di Modena».
Le sedi più disagiate non sono ambite dai giovani camici bianchi che, sacrificandosi con i turni di notte e affrontando ogni tipo di emergenza (dal tossico, all’incidente stradale, all’infartuato) possono ottenere un buon punteggio per la graduatoria. Il compenso per ogni notte di lavoro è di poco più di 200 euro, in mezzo a emergenze di vario tipo e genere. Per quanto riguarda Modena il centinaio di medici organizzati su una quindicina di postazioni sparse in tutta la provincia non riesce a coprire tutte le telefonate di chiama nel cuore della notte lamentando forti dolori. Il pericolo di diagnosi telefoniche è pari allo sconforto dei malati che dall’altro capo del telefono reclamano viste a domicilio per ogni ragione. «Troppo spesso - ha tuonato l’assessore Venturi - si chiama la guardia medica per necessità non gravi». Già, e chi lo decide?
Se a Modena di notte restano in servizio dopo le 20 cinque medici in Guardia Medica con base al Policlinico, e l’ambulatorio aperto sino alle 22, a Carpi, Sassuolo e negli altri paesi più piccoli i numeri si riducono. Persino i numeri di telefono variano da un territorio all’altro e chi si trova in trasferta, se sta male, deve cercare il numero giusto. Da tempo si parla di unificare il numero d’emergenza notturna su tutta la provincia, ma ancora non c’è un passo concreto in questa direzione.
Di fatto per le autorità sanitarie della regione c’è l’obbiettivo di risparmiare sul personale. L’idea di fondo, detta sempre a mezza voce, è quella di dirottare i 500 medici delle guardie mediche, da Piacenza a Rimini, sugli ambulatori dove lavorano i 3.000 medici di famiglia. Un percorso al buio sinora; il punto finale è quello di decongestionare gli ospedali, dove i reparti di Pronto Soccorso sono sempre troppo intasati, ma i due snodi fondamentali dove travasare i pazienti per i “soccorsi assistenziali di bassa intensità” sono ancora nel limbo dei progetti.
Come dove e con che soldi verranno realizzate le Case della Salute? E i super-ambulatori aperti sino a tarda sera?
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