Gazzetta di Modena

Modena

Sgominata banda di rapinatori di banche

di Stefano Totaro
Sgominata banda di rapinatori di banche

Il team era già pronto per fare tre colpi nel Modenese. Due donne, madre e figlia domiciliate a Formigine, gestivano i conti

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Per continuare a vivere nel lusso, a spendere e spandere ed avere un cosiddetto “alto tenore di vita”, avevano bisogno sempre più di soldi in tasca. E nonostante tutti avessero la loro stimata occupazione, avevano pensato di crearsi un lavoro aggiuntivo, una seconda occupazione: rapinare banche. E così, nel giro di un anno, avevano messo su una squadra di spessore e di successo. Ognuno aveva il proprio compito. In due, i capi, giravano il veneto e l’Emilia studiando i colpi, le banche più adatte, le situazioni e le strategie, poi , dalla Sicilia, venivano convocate “le braccia” del gruppo, i due rapinatori che materialmente mettevano in atto il piano. Poi altre due persone “di famiglia”, la moglie e la figlia di uno dei due capi, secondo le accuse amministravano il bottino, pensavano all’occultamento del denaro, ai depositi, ,alle pratiche per dividerlo e quant’altro, si occupavano della gestione amministrativa del sodalizio. Queste due ultime donne abitavano da qualche tempo a Formigine, o perlomeno qui hanno il domicilio. Sempre dalle nostre parti i carabinieri di Venezia e di Modena , in sinergia, fecero saltare in febbraio una scorribanda del gruppo di rapinatori. Nel mirino, secondo gli inquirenti, ci sarebbero state almeno tre filiali di banche collocate in città e in provincia.

Ora la banda è finita nella rete dei militari dell’Arma di Venezia, il cui Nucleo investigativo guidato dal colonnello Carmelo Graci ha arrestato quattro persone. Si tratta dei due rapinatori pendolari, i catanesi Marco Di Mauro, di 52 anni residente a Padova e Francesco Guardo 25 anni attualmente ristretto presso la casa circondariale di Prato per omicidio; e di Andrea Gibin, 47 anni di Chioggia e Stefano Voltolina 51 anni di Milano.

Le due “formiginesi sono state sottoposte all’obbligo di dimora nella città del nostro comprensorio ceramico: Silvia Ravagnan (45 anni) e Serena Gibin (28 anni), di Chioggia, rispettivamente moglie e figlia di Andrea Gibin.

Secondo l'accusa il gruppo sarebbe responsabile della tentata rapina alla Banca Monte dei Paschi di Siena, filiale di Sant'Anna di Chioggia del 30 settembre; della tentata rapina ai danni della banca Cassa di Risparmio di Ferrara, filiale di Porto Viro del 19 novembre; della rapina ai danni della banca San Biagio del Veneto Orientale, filiale di Ceggia del 25 novembre e della rapina del 27 novembre alla Banca Popolare dell'Emilia Romagna, filiale di Copparo. Il modus operandi era sempre ,lo stesso: i banditi entravano in azione all’orario di chiusura, verso le 16.30, entrando con i cutter e sequestrando il personale, privandolo di cellullari ed effetti personali . Poi, con i locali a loro completa disposizione, attendevano l’apertura delle casse e facevano razzia del denaro. I colpi messi a segno dal gruppo l’anno scorso hanno fruttato quasi 300mila euro.

La banda effettuava numerosi sopralluoghi, con accessi simulati all'interno delle banche, con conseguente scelta di quelle ritenute più agevoli anche in funzione delle vie di fuga presenti, i cui tragitti venivano percorsi, per prova, ripetutamente. Pare comunque che la banda prediligesse filiali del Monte dei Paschi e della Cassa di Risparmio di Ferrara

Nel febbraio di quest’anno , come detto, la banda aveva individuato tre banche nel nostro territorio. I carabinieri infatti erano riusciti a scoprire i loro intenti e, soprattutto, lo spostamento dei rapinatori siciliani che erano già saliti al Nord.

In accordo con i carabinieri modenesi, i militari veneziani allora decisero di intervenire in modo tale che i banditi desistessero di entrare in azione. In sostanza, fare sentire loro l in modo forte la presenza delle forze dell’ordine, evitando così pericoli a cittadini, a personale delle filiali e quant’altro.

Fin dal casello autostradale di Modena Nord i carabinieri iniziarono a fare dei controlli alle auto, fermando appunto quella con alcuni componenti della banda (pare che almeno quattro fossero quelli che sarebbero entrati in azione dalle nostre parti). I inoltre vennero creati una serie di posti di blocco, in prossimità delle zone a rischio e delle banche in odor di rapina. I malviventi, meticolosi e che andavano sempre a colpo sicuro, capirono che non era il caso di rischiare e desistettero dall’agire.

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