Il commercio in ginocchio Troppi e sleali concorrenti
Siligardi: «Gli affari su internet e i mercatini del riuso sono senza controllo Ormai tante piccole imprese aprono e abbassano le serrande in pochi mesi»
Le piccole e medie imprese carpigiane del commercio patiscono la lunga fase di ristagno delle vendite. Si avverte la necessità di interventi stabili, strutturali e duraturi, per creare le condizioni per una vera ripresa. Massimiliano Siligardi, direttore di Confesercenti Carpi, individua i punti nevralgici dell’economia locale.
«Il commercio dei piccoli esercizi soffre a causa della ridotta capacità di spesa delle famiglie - spiega - cui è annesso il diversificarsi delle abitudini di spesa: il fenomeno del commercio su internet consente a privati non muniti di partita Iva di esercitare vere e proprie attività di impresa senza controllo. Ciò sta mettendo in forte difficoltà il commercio tradizionale».
Occorre un’analisi accorta. «Quando si valutano i dati - precisa Siligardi - bisogna tener conto che fino a dieci anni fa quelle che chiudevano erano prevalentemente attività con 40 anni di esercizio alle spalle, ora molte alzano e abbassano le saracinesche dopo pochi mesi. Pensare che tutto si compensi: il risultato non è positivo».
Ci sono anche problemi di redditività. «Possiamo fornire a un imprenditore un business plan che preveda i costi di una nuova attività commerciale - precisa il direttore - ma essa deve produrre reddito: quanti saranno i ricavi? Questi punti interrogativi sono importanti. Se non si fanno i conti, i negozi chiudono».
Anche il mercato settimanale di Piazza Martiri soffre. «Diminuisce il volume di affari - continua - la concorrenza è ravvicinata: 150 imprese in un’unica piazza. Un ulteriore problema è dato dai mercatini del riuso: se quello che dovrebbe essere un evento occasionale si svolge ogni settimana, faccio fatica a pensare si tratti di persone che svuotano la soffitta: sono escamotage per non sottostare alle regole dei veri commercianti».
Quanto alle liberalizzazioni e all’accesso al credito, la situazione è immutata. «C’è solo una regola: non ci sono più regole - spiega - è venuta meno ogni forma di contingentamento in materia di apertura al pubblico. Quanto all’accesso al credito, le imprese faticano a reperire liquidità: è un grave errore in una prospettiva di sviluppo e ampliamento. La stretta creditizia degli ultimi anni è conclamata».
Confesercenti sta collaborando con il Comune nell’approvazione del nuovo Piano Strutturale Comunale. «Dobbiamo mettere paletti - conclude - ma abbiamo la possibilità di invertire la tendenza solo se si ha il coraggio di cancellare le aree commerciali previste dal vecchio Prg, nel caso non siano state ancora realizzate. Non servono nuove strutture, meglio puntare sulla riqualificazione dell’esistente e su una programmazione calibrata della rete commerciale. Porta Modena, ad esempio, langue ma, al contempo, si pensa di realizzare un centro commerciale: è una contraddizione».
Valeria Cammarota
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