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Lavoro e calcio: così Zocca ha integrato i profughi

di Federico Covili
Lavoro e calcio: così Zocca ha integrato i profughi

Gli assessori Torri e Vitali: «Li abbiamo coinvolti nella manutenzione del verde in iniziative per il turismo, nello sport e per il paese “non sono più un problema”»

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ZOCCA. Se il tema profughi continua a scaldare la vita politica e sociale in molti Comuni, a Zocca le cose sembrano andare diversamente. «Fin dall’inizio del nostro mandato - spiegano Susanna Rossi Torri e Marco Vitali, assessori alle politiche sociali e al volontariato - ci siamo attivati affinché i dodici profughi presenti nel nostro Comune potessero essere coinvolti in attività che favorissero un loro inserimento fattivo e una reale integrazione, volendo trasformare ciò che per molte amministrazioni è ritenuto un “problema” in una risorsa collaborativa sul territorio. I ragazzi sono stati inseriti in un albo del volontariato del Comune e hanno così potuto partecipare alla pulizia di alcune aree verdi del nostro paese e all'allestimento di diverse manifestazioni turistiche e i negozianti zocchesi, come segno di ringraziamento, hanno voluto offrire loro una pizza. Questa è la dimostrazione - continuano i due assessori - che una reale integrazione passa attraverso il lavoro e il volontariato. Riteniamo di aver ottenuto risultati molto soddisfacenti sia per questi ragazzi, che si sentono valorizzati e apprezzati, sia per le persone del paese che non li vedono più solo come un “problema”. Si coglie l'occasione anche per precisare che la presenza dei profughi non rappresenta un costo per il Comune, poiché vengono gestiti dalla Cooperativa “Caleidos”, con la quale abbiamo instaurato fin da subito una fattiva collaborazione».

Tutto è iniziato con i corsi di italiano messi in piedi da alcuni volontari lo scorso inverno, subito dopo l’arrivo dei profughi, un'occasione per imparare la lingua e far nascere nuove amicizie: tra di loro ci sono insegnanti, artigiani e meccanici. Certo, non tutti i richiedenti asilo stanno fornendo la stessa collaborazione e le difficoltà, soprattutto burocratiche, non mancano. Ma l’impressione è di essere sulla strada giusta.

Un punto di vista condiviso anche da Elena Ricci che, per conto di Caleidos, segue i migranti di Zocca. «I piccoli centri di montagna, - spiega - nell'immaginario collettivo, sono spesso identificati come quelli più indisposti all'arrivo di migranti sul territorio, barricati nella difesa della propria identità. Quando però, la diffidenza si traduce in curiosità, generosità e collaborazione fattiva tutto acquista una luce nuova e positiva. Penso al nostro sarto maliano, a cui le donne del laboratorio di sartoria hanno regalato una macchina da cucire e della stoffa, con cui ha iniziato a creare dei piccoli lavori o al vicino di casa che, da guardingo e distaccato, ha regalato semi e piante ai ragazzi con i quali hanno messo su un piccolo orto. Ci sono stati molti momenti di convivialità e divertimento, tra sfide a biliardino, sfilate di moda e sport. Spero che si continui a lavorare in questa direzione e che Zocca possa essere un esempio su come si possa valorizzare al meglio il capitale umano e professionale posseduto dai migranti». Ma il cammino certo non si ferma. Tra di loro c’è chi da settembre giocherà a calcio nello Zocca, chi sta seguendo corsi per pizzaiolo o carrellista mentre due daranno alcuni esami all'Università di Bologna. Nel passato di molti di loro un lungo girovagare per l’Africa e l’esperienza tremenda della guerra civile in Libia. E fra qualche mese arriverà il verdetto delle autorità italiane sulla concessione o meno dello status di rifugiato.

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