Otto studenti del Calvi inventano la birra finalese
Piantato un luppoleto per creare una nuova varietà con l’Università di Parma «La ricetta è di un nostro ex alunno, ma per la vendita serviranno i permessi»
FINALE. Finale terra di luppolo. Il merito è dell'istituto agrario Calvi, nei cui terreni si trovano esemplari della preziosa pianta, coltivati da studenti della scuola.
«Il tutto è cominciato con un bando indetto da Irecoop due anni fa - racconta Angelica Bardellini, una degli studenti coinvolti - Noi abbiamo scelto di aderire, e tra gli indirizzi produttivi che abbiamo scelto c'è la coltivazione del luppolo, per arrivare a produrre una birra finalese».
Gli otto studenti coinvolti nel progetto si sono costituiti nella coop Bap (Birrificio e Allevamento Polli e piantine), e si sono messi a coltivare venti piante di luppolo della varietà chiamata Cascade. Il luppolo è la pianta che dà alla birra il suo sapore amaro, oltre che profumi caratteristici; la varietà Cascade è più aromatica che amara, e dà alla birra profumi di fiori ed agrumi.
I ragazzi del Calvi lavorano in collaborazione con i ricercatori dell'Università di Parma, che già curano il luppoleto sperimentale situato a Marano: «Confrontandoci con l’Università di Parma - spiega Alberto Grandi, insegnante che segue il progetto - l’idea è di puntare su questa varietà, perché pregiata e ci permette di confrontarci con la concorrenza. Inoltre il clima soleggiato, che non è riproducibile nel Nord Europa, ci permette di fare la differenza. I risultati delle sperimentazioni di Parma ci stanno dando ragione».
Di risultati comincia a vederne anche il progetto di questi studenti, che l’anno scorso hanno effettuato il primo raccolto di luppolo: «Pochissimo, a causa della grandinata record che è venuta il giorno prima della raccolta - si rammarica Angelica - Ma il luppolo, nei primi tre anni, produce sempre più dell’anno prima. Quest'anno abbiamo avuto alcuni problemi con i parassiti, ma sarà molto più dell'anno scorso. Speriamo di fare un chilo di prodotto secco».
Il luppolo raccolto viene utilizzato per produrre una vera e propria birra finalese, grazie al piccolo impianto realizzato nei locali dell’istituto dedicati alle attività agronomiche.
«Siamo appena partiti - spiega Alberto - Per ora abbiamo una sola ricetta, che ci ha fornito Andrea Govoni, il mastro birraio di Biren. Il birrificio è di Dosso, già nel Ferrarese, ma lui è un ex studente della scuola, e ci ha donato la ricetta e ci ha aiutato con le cotte e la formazione, prendendo anche alcuni ragazzi in stage».
Particolare importante, non solo perché dimostra il legame che si crea tra il Calvi e chi lo frequenta, ma anche perché fornisce ai ragazzi un’opportunità lavorativa in un settore in crescita come quello della birra artigianale. «Purtroppo la nostra birra non è ancora in vendita - dice Grandi - perché ci sono aspetti burocratici da chiarire. La scuola ci sta investendo, per insegnare ai ragazzi come si producono la birra e le sue materie prime. Pianteremo anche l’orzo, per avere un ciclo completo».
«Il progetto è innovativo, rinnova la didattica della scuola coinvolgendo i ragazzi, e si trova una coltura alternativa a quelle tradizionali, che non garantiscono più occupazione», dichiara Enos Ardizzoni, vicepreside del Calvi.
Enrico Vincenzi
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